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giovedì 23 maggio 2013

Rischio Vesuvio parte seconda.





"Rischio Vesuvio parte seconda" di MalKo
La bozza del piano d’emergenza Vesuvio ha nelle sue premesse l’analisi del rischio vulcanico. Anzi, probabilmente questa è la parte più soddisfacente di quel documento in itinere. Come abbiamo detto in precedenza però, non può contenere dogmi ma probabili conclusioni in linea con quelle che sono le conoscenze attuali sui fenomeni vulcanici. Gli esperti hanno ipotizzato quale potrebbe essere l’eruzione massima da attendersi, sempreché, ovviamente, il Vesuvio muti  il suo stato di quiete, e su quali territori si abbatterebbero gli effetti di un’eruzione (scenari).
Qualsiasi pianificatore sa che un piano non può prescindere dall’individuazione del pericolo secondo l’ipotesi peggiore. Sarà proprio su questa ipotesi (eruzione tipo 1631) che recentemente si sono accese normali disquisizioni scientifiche, che aiutano e non minano il processo di conoscenza sui vulcani.
Nell’elaborazione del pericolo Vesuvio innanzitutto è emerso un dato riscontrabile in più testi: il risveglio del vulcano da lunghissime quiescenze è stato il più delle volte accompagnato da fenomeni esplosivi particolarmente energetici.
Questo significa che in assenza di dati in controtendenza, dobbiamo ritenere il pericolo (P) destinato ad aumentare nel corso del tempo (T).
Gli esperti dicono che un eventuale risveglio del Vesuvio potrebbe anche dare vita ad un evento sub pliniano del tipo 1631. Con questo dato abbiamo contezza sull’ammontare del pericolo Vesuvio e sulle porzioni di territorio su cui possono spalmarsi gli effetti di una possibile eruzione.
Attraverso l’individuazione delle energie massime che possono liberarsi dal vulcano, lo ripetiamo, è stata individuata l’eruzione tipo di riferimento e le zone a diversa pericolosità che sono state illustrate nella figura in alto.
La zona rossa è quella che comprende i diciotto comuni che si accalcano sul rilievo vulcanico. Ha una superficie di circa 200 km2 e una popolazione di quasi 600.000 abitanti Sarà in questo settore che tutte le fenomenologie legate a un’eruzione possono abbattersi con violenza, come le colate piroclastiche, surges piroclastici, colate di fango e ricadute di prodotti vulcanici anche di un certo volume.
La zona blu comprende la conca del nolano. E’ un’area dove è probabile si formino in seno ad un’eruzione allagamenti e alluvionamenti che possono pure assumere un significativo livello di pericolo per i residenti. Questo settore (blu) rientra comunque ed anche nel perimetro dell’area gialla.
La zona gialla è notevolmente estesa ed è quella soggetta, in caso d’eruzione, alla “pioggia” di prodotti piroclastici di ricaduta come cenere e lapillo. Annovera una popolazione di circa 1.100.000 abitanti su una superficie stimata di 1100 km2 .
In quest’area possono manifestarsi, tra l’altro, grossi problemi statici riguardanti i tetti degli edifici per l’accumulo dei materiali eruttati, esattamente alla stregua di quanto succede nelle zone di montagna esposte a forte innevamento. E’ chiaro che tali problemi potrebbero avere una gravità dipendente dalla distanza dal vulcano e colpirebbero  soprattutto gli abitati che si ritroverebbero  in allineamento col cratere lungo la direttrice dei venti dominanti; quindi, non tutta la zona gialla avrà pari depositi di accumulo. Ma neanche è possibile operare una distinzione preventiva perché sussiste la variabile vento.
A conclusione di questa parte sugli scenari, è interessante a proposito dell’eruzione del 1631, ricordare la lapide che si trova nella città di Portici al corso Garibaldi. A ben ragione possiamo affermare senza dubbio che questa epigrafe storica è il primo manifesto di protezione civile che si ricordi, visto che è datata ed è stata posta  in loco nel 1632, un anno dopo la terribile eruzione del Vesuvio.
Tale lapide contiene, come dire… Un’analisi del rischio, elementi di previsione e cosa bisogna fare per mettersi in salvo. Leggiamola:
Posteri! Posteri! si tratta del vostro bene – Un dì e all’altro foriero di luce : il veggente al susseguente- State attenti- Per venti volte da che brilla nel firmamento il sole a testimonianza della storia arse il Vesuvio – Ai perplessi di spirito d’esterminio feral apportator perenne – Perché in avvenire non ci colga titubanti – Dovvi il seguente avviso – A profusione serba nelle sue viscere questo monte bitume allume ferro zolfo oro argento nitro e sorgenti d’acqua – Presto o tardi diverrà di fuoco e cogl’influssi del mare erutterà – Ma pria minaccia eruzione – Si sconvolge, fa tremare la terra fumica folgoreggia tramanda fiamme – Fa echeggiare l’aria – Emette orribili muggiti boati tuoni fa allontanare dai paesi gli abitanti- Mettiti subito in salvo mentre puoi – Lo veggo già sgravarsi impetuosamente uscir fuori – Vomitando un lago di fuoco che si precipita a ruina- Prevedendo un’inutile fuga –  Se ti sorprende sei spacciato per sempre – Nell’anno di Salute 1631 il 16 decembre-ai tempi del Re Filippo IV-e del Vicerè Emanuele Fonseca Zuniga Conte di Monterè- Ritornati i calamitosi tempi trascorsi ed apportativi  colla più segnalata filantropia e munificenza i convenienti sussidi –  Temuto salvò, non curato rese vittime i malaccorti e gli avari per aver preferito la casa e le masserizie alla propria esistenza – Allora se hai senno presta orecchio all’avviso eloquente di questa lapide – Non curarti della casa né di fare fardello e senza indugio prendi il largo- Essendo il Marchese Antonio Suarez Messia vice direttore dei ponti e strade.
(continua…

 

1 commento:

  1. articolo pubblicato su hyde park il 18 ottobre 2009.
    http://www.rivistahydepark.org/rischio-vesuvio-campania/rischio-vesuvio-di-malko-parte-seconda/

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malkomail@tim.it