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domenica 26 maggio 2013

Rischio Vesuvio parte settima: i livelli di allerta vulcanica.


  
                            "Rischio Vesuvio parte settima "  di MalKo 
Nel famoso vademecum che dovrebbe essere consegnato a ogni famiglia del vesuviano (quando sarà), a fronte del rischio Vesuvio, probabilmente dovremmo trovare nelle prime pagine una tabella contenente i 4 livelli di allerta vulcanica con le dovute spiegazioni. 
Per meglio comprendere questi livelli, dobbiamo partire dal principio che il Vesuvio è permanentemente tenuto sotto osservazione dall’Osservatorio Vesuviano. L’osservazione ovviamente non è solo diretta e a vista, ma anche e soprattutto attuata attraverso sensori che registrano in modo continuo e in tempo reale i valori chimici e fisici che caratterizzano la vita del vulcano. 
Gli indici che rappresentano la normalità, da noi intesa di quiete del Vesuvio, non implicano un granché in termini di azioni, ma l’allerta non potrà mai essere annullata. Questo significa che 24 ore su 24 e attraverso gli organismi scientifici che operano a mo’ di “sentinelle”, dovrà essere mantenuto il controllo dei parametri strumentali del vulcano. Si parlerà quindi e in questo caso, di primo livello (base) caratterizzato dal colore verde… Un modo per far sapere che il vulcano dorme e lo si osserva. 
Se uno o alcuni valori di monitoraggio del Vesuvio dovesse presentare variazioni significative, si passerebbe al secondo livello, ovvero di attenzione nell’allerta, contraddistinto dal colore giallo… il vulcano dormiente si è girato sul fianco diremmo immaginariamente, cioè non sappiamo cosa farà poi… 
Se questi indici numerici dovessero incrementarsi secondo una scala presumibilmente al rialzo, si passerebbe al terzo livello (preallarme), evidenziato dal colore arancione. Il monte ardente prima sopito ora si rigira e produce qualche sbadiglio… 
Una successiva progressione nella variazione dei parametri chimici e fisici del vulcano, farebbe scattare il livello massimo di allerta che è quello di allarme. Il colore rosso contraddistinguerebbe con certezza il grado di pre-pericolo. Lo “sterminator Vesevo” si stropiccia gli occhi…probabilmente si desterà dal sonno… 
La tabella illustrativa sotto riportata che potete ingrandire cliccandoci sopra, è sufficientemente chiara  in termini riassuntivi di quanto  finora detto. 
Appare abbastanza intuitivo che la variazione dei parametri sarebbe sicuramente valutata secondo un indice numerico, tenendo in debito conto anche la progressione temporale dei fenomeni, cioè l’incalzare degli stessi. Va da se che i dati strumentali dovranno essere interpretati dagli esperti cui spetta decifrare tutte le informazioni raccolte in modo presumibilmente oggettivo, sulla scorta, pensiamo, delle conoscenze “anamnestiche” che si hanno del Vesuvio con  riferimenti comparativi internazionali. Un compito indubbiamente arduo che verrebbe probabilmente gestito già nelle prime battute dalla commissione grandi rischi (CGR) del Dipartimento della Protezione Civile. 
E’ utile ricordare che il passaggio da un livello a un altro non è mono direzionale e tassativamente al rialzo. In qualsiasi momento, infatti, potremmo registrare una diminuzione dei valori con un logico ridimensionamento del livello d’allerta fino a quel momento raggiunto.
Due cose bisogna intuire da questo quadro riassuntivo. Se avessimo certezze matematiche incontrovertibili, dovremmo avere nel livello base una probabilità di eruzione nulla e nel livello di allarme una probabilità eruttiva certa. Non è così. Questo cosa significa? Che alla fine forse spetterà alla politica stabilire il da farsi soprattutto al raggiungimento del terzo livello (allarme), sulla scorta delle notizie che perverranno tanto dal mondo scientifico quanto da quello tecnico istituzionale. Ancora una volta notiamo, che gli elementi fin qui raccolti sono tutti convergenti sulla necessità di favorire in ogni ambito le attività di prevenzione… I segnali però, da questo punto di vista  non sono incoraggianti. Il sindaco di Napoli ha già fatto sapere che la sua città si dichiara fuori dall’area rossa, in controtendenza con il recente pensiero di Guido Bertolaso, intenzionato a inserire parte della metropoli partenopea nel perimetro a maggior rischio vulcanico. L’affermazione ha fatto sollevare una marea di scudi. Siamo sicuri o forse lo speriamo, per bagarre scientifica e non perché sulla zona orientale della città, gravano importanti progetti…
A proposito di Napoli e progetti, è altrettanto importante rilevare che l’ex area industriale di Bagnoli (colmata) dovrebbe, seconda una sensata politica di prevenzione, rimanere un grosso piazzale senza opere di urbanizzazione, ad eccezione di quelle concernenti impianti tecnologici (acqua; luce; fogne). Questo perché rappresenta una strategica area di protezione civile. La risorsa infrastrutturale aiuterebbe la pianificazione relativa al rischio vulcanico che caratterizza i Campi Flegrei e il  Vesuvio ; ma anche l’isola d’Ischia che annovera dalla sua pure un significativo rischio sismico. 
Nella prossima puntata faremo una comparazione tra i livelli di allerta e quelle che dovrebbero essere le fasi operative del piano nazionale rischio Vesuvio, facendo notare alcune differenze strategiche e i “campi” tabellari che ancora saranno vuoti. Ovviamente sono e saranno dei semplici pareri o punti di vista. Il sito ufficiale del Dipartimento della Protezione Civile, lo ricordiamo, è quello che fa testo...


 

1 commento:

  1. articolo pubblicato su hyde park il 25 maggio 2010.
    http://www.rivistahydepark.org/rischio-vesuvio-campania/rischio-vesuvio-i-livelli-di-allerta-parte-settima-di-malko/

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malkomail@tim.it