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giovedì 23 maggio 2013

Rischio Vesuvio parte terza.



"Rischio Vesuvio parte terza" di MalKo
Nella prima e seconda parte riguardante il rischio Vesuvio, abbiamo tracciato un’analisi del pericolo (P) perché è la conoscenza di questa fattore a determinare le misure consequenziali necessarie per la tutela dei cittadini.
Per meglio aiutarci in questo excursus informativo, richiamiamo una formula veramente semplificata che ci faciliterà la comprensione dei vari aspetti che vogliamo sviluppare analiticamente sul rischio e poi sul piano d’emergenza. Che cos’è il rischio… Il rischio (R) è la possibilità che un potenziale fattore di pericolo (P) si scarichi negativamente su di un valore esposto (VE), che nella sua forma massima è rappresentato dalla vita umana (R=PxVE).  Affinché ci sia rischio è necessario che i fattori (P) e (VE) abbiano un valore diverso da zero. Quantizzare il pericolo in energia (magnitudo), poteva essere poco chiaro, allora è stata individuata l’eruzione equivalente che è quella tipo 1631. Si è così favorita la conoscenza tanto del fenomeno quanto dei territori che sarebbero eventualmente coinvolti.
Abbiamo poi assodato che (P) non è un valore statico ma dinamico, giacché può mutare nel tempo (T), e cambiare radicalmente per effetto di nuove conoscenze scientifiche che potrebbero variare i livelli di pericolo in positivo o negativo fin qui ipotizzati.
Il ragionamento successivo su cui si arrovellerà il pianificatore riguarda la previsione. Siamo in grado di prevedere un’eruzione? La scienza dice che prima che questa avvenga (speriamo mai), è possibile cogliere quei segnali premonitori che accompagnano di solito la risalita del magma in superficie. Questi indicatori di pericolo potrebbero anche presentarsi molto tempo prima, ma con indici d’incertezza troppo ampi perché non si può escludere una regressione dei fenomeni inizialmente allarmanti. La previsione del fenomeno eruttivo dovrebbe pertanto inquadrarsi in un margine di tempo utile (TU) per l’evacuazione degli abitanti dalla plaga, ed essere nel frattempo attendibile al punto da lasciare poco margine alla possibilità di imbattersi in un falso allarme, perché le conseguenze potrebbero essere cosa di non poco conto oltreché di futura sfiducia nel sistema di allerta. Questo significa che il confronto scientifico e la ricerca in questo campo sono importantissimi. Lo studio dei fenomeni vulcanici deve continuare incessantemente e necessariamente bisogna confrontarsi nei consessi internazionali.
Il valore esposto (VE) invece, come detto è rappresentato nella sua forma massima dai circa seicentomila abitanti che vivono a ridosso del vulcano. Anche questo fattore è variabile nel tempo perché il numero di residenti può aumentare o diminuire col passare degli anni. Quindi,  (VE) presenta parimenti a (P) la variabile tempo(T). Mentre sul pericolo vulcanico non abbiamo, almeno a oggi, strumenti per “disinnescarlo”, qualcosa si potrebbe fare ed è stato fatto per il valore esposto (VE). La legge regionale (Campania) N° 21 del 2003, infatti, vieta la realizzazione di nuove costruzioni (a uso abitativo) e le variazioni di destinazioni d’uso dei fabbricati esistenti nella zona rossa. Teoricamente quindi, la percentuale di abitanti in quest’area dovrebbe rimanere sostanzialmente stabile. Usiamo il condizionale perché l’abusivismo inficia e aggira questo principio base di tutela generale. Da qui un’esigenza particolare di monitorare il fenomeno anche e soprattutto attraverso sistemi innovativi come le rilevazioni periodiche via satellite o l’aerofotogrammetria. L’esclusione della zona rossa da benefici legati a condoni edilizi ci sembra quantomeno opportuno (lo Stato condonerebbe il rischio?).
Nel 2003 fu varata la campagna “Vesuvia” che, nei propositi, si prefiggeva di spostare verso luoghi meno rischiosi un certo numero di abitanti dalla zona rossa, in modo assolutamente consensuale, assicurando un bonus di 30.000 euro a quelle famiglie che avessero accettato di andarsene. Un sistema incentivante si diceva, per ridurre la pressione demografica in quell’area. Il progetto che pare sia stato sospeso, era indirizzato ai soli residenti affittuari dell’area rossa dimoranti in loco da almeno cinque anni.  Un po’ di soldi sono stati effettivamente elargiti inizialmente e con grandi clamori e pubblicità.  Il problema principale di questa iniziativa che in definitiva non ha avuto un particolare successo, è che nessuna legge dello Stato sembra che vieti o vietava di riaffittare l’appartamento appena lasciato dalla famiglia beneficiata in euro. Questi nuclei familiari tuttavia sono stati ben pochi.
Il progetto avrebbe avuto un’efficacia ben diversa se la proposta di andare via fosse stata fatta ai proprietari d’immobili, che tra l’altro hanno economicamente ben più da rischiare rispetto a chi sta in affitto. Costatiamo però, che a un proprietario trentamila euro non sarebbero stati in termini d’indennizzo significativamente risarcitori.  I numeri quindi, giocavano contro. L’iniziativa potrebbe essere riproposta  nella direzione di  dedicare risorse  esclusivamente all’acquisto di immobili assolutamente strategici per la pianificazione d’emergenza (ad esempio per allargare una strada).  Si opererebbe in questo modo, secondo un principio che dovrebbe essere sovrano e ispiratore per la futura sicurezza dell’area vesuviana: IL PIANO D’EMERGENZA DEVE CONDIZIONARE IL TERRITORIO E NON ESSERNE CONDIZIONATO
Proseguendo nella nostra disquisizione, se da un lato abbiamo chiarito gli aspetti attinenti pericolo e valore esposto, dobbiamo altresì segnalare che anche il rischio (R) è un valore non stabile nel tempo. Il rischio è anche l’accettazione presumibilmente meditata di un pericolo incombente per quanto potenziale. Ma  il  rischio può assumere valori accettabili o inaccettabili che possono variare anch’essi nel tempo. Mentre il pericolo (P) e il Valore Esposto (VE) sono dati tutto sommato oggettivi (scientifici), il rischio (R) presenta molti elementi di soggettività. Infatti, l’accettazione di un grande rischio se dovesse basarsi semplicemente sugli aspetti tecnico – scientifici sarebbe implacabilmente di insostenibilità. Ma esiste poi il rischio reale, che  è condizionato da scelte politiche, economiche, culturali, sociali, ecc… Ad esempio, in alcuni paesi poveri  ci sono dei bambini che si procurano il cibo rovistando tra i rifiuti. Scientificamente non è accettabile ma neanche il nostro modello di civiltà lo ritiene lecito perché il rischio di ammalarsi è altissimo. Per loro invece, è accettabilissimo perché l’alternativa è morire di fame. Il rischio dell’utilizzo dell’energia nucleare l’abbiamo considerato inaccettabile e, quindi, ricusato. Ma se dovesse finire il petrolio e prodotti affini e non avessimo energie alternative, quel rischio diverrebbe miracolosamente accettabile a meno che non si preferisca  scivolare nel medioevo. Come dire: tutto è relativo. Il fattore decisionale che entra in queste dinamiche allora è uno: l’alternativa.
Avrete sicuramente intuito che il prossimo capitolo tratterà, sempre dal nostro punto di vista, il valore esposto (VE), cioè i vesuviani, che non devono essere confusi con i napoletani, e vedremo perché…
(continua)

 

1 commento:

  1. articolo pubblicato su hyde park il 26 ottobre 2009.
    http://www.rivistahydepark.org/rischio-vesuvio-campania/rischio-vesuvio-di-malko-parte-terza/

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malkomail@tim.it