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domenica 26 maggio 2013

Rischio Vesuvio: intervista al Prof. Giuseppe Mastrolorenzo.



"Rischio Vesuvio: intervista al Professor Giuseppe Mastrolorenzo"

di MalKo
Nel nostro parlare di  Vesuvio abbiamo fin da subito chiarito che il rischio è la possibilità che un determinato evento pericoloso possa cagionare danno a persone e cose. Diciamo che il mondo scientifico assegna dei valori   statistici al rischio in genere ed anche a quello vulcanico, stabilendo delle percentuali pure su basi matematiche che non sono, generalizzando,  particolarmente apprezzate o comprese dalla popolazione. Infatti, dire a un cittadino del vesuviano che una tipologia eruttiva  potrebbe statisticamente presentarsi in un certo range percentuale  piuttosto che in un altro, non conforta e non deprime.
Parlando della statistica riferita al rischio Vesuvio e, nel merito di  alcune tipologie eruttive, abbiamo nel tempo ascoltato varie opinioni.  Tra queste diverse che invitavano a trascurare i fenomeni vulcanici a bassa percentuale di accadimento.
Il ricercatore Prof. Giuseppe Mastrolorenzo nel 2007 avanzò nuove ipotesi dalle pagine della rivista National Geografhic, su quelli che potrebbero essere gli scenari eruttivi futuri del Vesuvio (chissà quando), tirando in ballo eruzioni del passato a forte valore energetico e a diversa distribuzione sul territorio in termini di effetti distruttivi. Gli abbiamo posto alcune domande per entrare nel merito di un dibattito che sarebbe  bene rimanesse  sempre aperto e senza preclusioni.   Nessuno di noi infatti, apprezzerebbe una sorta di oscurantismo su faccende che richiedono invece scientismo e chiarezza estrema.  Ogni scienziato deve avere la possibilità di illustrare le sue tesi così come ad altri è concesso di confutarle o condividerle. Oseremmo aggiungere democraticamente…
Professore Mastrolorenzo, che differenza c’è tra un’eruzione pliniana tipo Pompei 79 d.C. e quella delle pomici di Avellino?
In realtà l’eruzione delle Pomici di Avellino non differisce sostanzialmente da quella di Pompei in termini di classificazione vulcanologia. Si tratta infatti in entrambi i casi di eruzioni esplosive di tipo pliniano, secondo la classificazione attuale di VEI (Volcanic Explosivity Index) =5.  Anche la successione degli eventi è simile, essendo caratterizzata dall’evoluzione nel corso dell’eruzione, dalla fase di colonna sostenuta che produceva la pioggia di ceneri e lapilli, a quella da collasso della colonna, con generazione di flussi piroclastici.
Le differenze sostanziali tra le due eruzioni riguardano la distribuzione al suolo dei prodotti eruttivi. La caduta di lapilli interessava prevalentemente i settori a Sud Est del Vesuvio nel caso dell’eruzione di Pompei, mentre interessava quelli di Nord Est nel caso dell’eruzione delle Pomici di Avellino. I flussi piroclastici, nubi ad alta velocità di avanzamento al suolo e temperatura di centinaia di gradi, interessavano prevalentemente i settori meridionali ed orientali, nel caso dell’eruzione
di Pompei, mentre in prevalenza quelli settentrionali  nel caso delle Pomici di Avellino. Per questo motivo, a parità di volumi eruttati e tipologia di eventi, uno scenario futuro del tipo delle Pomici di Avellino esporrebbe a grave rischio l’intera popolazione della provincia di Napoli per un totale di almeno 3 milioni di persone.
L’evento massimo atteso (EMA) preso ad esame per abbozzare i piani d’emergenza è quello del 1631.  E’ una mediazione scientifica o un dato di fatto numerico incontrovertibile in termini statistici  ?
La scelta di un evento analogo a quello del 1631 come scenario di riferimento è a mio avviso solo una soluzione ottimistica alla questione del rischio vulcanico. Lo scenario fu scelto circa venti anni fa, in assenza di rigorose valutazioni probabilistiche o simulazioni di eventi.
Da allora è rimasto sostanzialmente immutato a fronte di notevoli progressi nella ricerca vulcanologia che hanno dimostrato l’elevata probabilità di un evento pliniano e l’estrema pericolosità di un tale evento. Purtroppo, benché da anni io e  altri vulcanologi abbiamo dimostrato l’assoluta necessità di adottare uno scenario pliniano, o in alternativa di dichiarare l’impossibilità di mettere in salvo la popolazione esposta al rischio connesso con tale tipo di eventi, la Protezione Civile e la Commissione Grandi Rischi non hanno effettuato modifiche in tal senso al Piano di emergenza: questo è rimasto sostanzialmente invariato da oltre quindici anni.
La camera magmatica è un qualcosa di quantificabile con precisione in termini di estensione e profondità ?
Dai nostri studi magmatologici, basati su complesse analisi delle rocce eruttate nel corso della storia vulcanologia del Somma-Vesuvio, abbiamo potuto determinare che il bacino magmatico si trova ad una profondità probabile di circa 8 km. Tale profondità è  anche in accordo con gli esperimenti di tomografia sismica, effettuati negli anni novanta, che hanno indicato una analoga profondità. Le stesse ricerche indicano che l’estensione della camera dovrebbe aggirarsi sui 400 kmq . Non è noto il
volume totale di magma attualmente disponibile, ma certamente è disponibile abbastanza magma per alimentare decine o centinaia di eruzioni esplosive di volume comparabile con quella del 79 A.D.
La previsione di prevedere tre giorni prima l’imminenza di un’eruzione è in linea con le conoscenze attuali  sul Vesuvio?
Sulla previsione di eruzioni al Vesuvio esiste un notevole livello di confusione. La realtà è purtroppo poco rassicurante. Infatti, non è assolutamente possibile prevedere quando si verificherà la prossima eruzione  così come non è possibile definire la possibile entità dell’evento: L’approssimarsi di un evento eruttivo sarà con grande probabilità preceduto da una crisi  pre-eruttiva caratterizzata da terremoti, deformazioni del suolo e modificazioni geochimiche. Una tale crisi potrebbe iniziare tra un secolo così come tra una settimana. Purtroppo, dall’inizio della crisi non  sarà possibile alcuna previsione sul momento di eventuale inizio della fase eruttiva, che potrebbe richiedere da ore ad anni. La scelta dei tre giorni per l’evacuazione, ammesso che sia realistica, benché abbastanza rapida non fornisce in assoluto garanzia di successo.

La redazione di Hyde Park ringrazia il Prof. Giuseppe Mastrolorenzo per la cortese intervista che ci ha rilasciato.
Un ulteriore domanda rivolta all’esperto inerente la distruzione degli aerei americani ubicati a Terzigno nel 1944, sarà oggetto di un articolo che verrà pubblicato nei prossimi giorni corredato da fotografie d’epoca.

 

1 commento:

  1. articolo pubblicato su hyde park il 28 aprile 2010.
    http://www.rivistahydepark.org/rischio-vesuvio-campania/rischio-vesuvio-intervista-al-prof-giuseppe-mastrolorenzo/

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malkomail@tim.it