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domenica 26 maggio 2013

Rischio Vesuvio - Terzigno 1944: i bombardieri bombardati.


 
Vesuvio: eruzione 1944

Rischio Vesuvio: Terzigno 1944”  di MalKo

 Nell'attuale  bozza di piano d’emergenza legato al rischio Vesuvio, è posta in primo piano una carta a tema che evidenzia le tre zone a differente pericolosità, dove potrebbero abbattersi i fenomeni vulcanici più intensi nella malaugurata ipotesi di una ripresa eruttiva.

La zona rossa, ed è noto ai nostri lettori, è di sfollamento totale nel momento in cui dovessero presentarsi i sintomi pre-eruttivi.
Quella gialla è definita a evacuazione parziale e “meditata” perché solo un settore dell’intera area evidenziata in giallo potrebbe essere interessato dalla pioggia di cenere e lapillo. In tal caso dovrebbe essere quello in linea con i venti predominanti e in allineamento con l’asse del cratere eruttivo. La zona blu invece sostanzialmente è una parte dell’area gialla con l’aggravante degli alluvionamenti.
Sul sito del dipartimento della protezione civile a proposito dell’area gialla leggiamo: << …diversamente da quanto accade per la zona rossa però, i fenomeni attesi nella zona gialla non costituiscono un pericolo immediato per la popolazione ed è necessario che trascorra un certo intervallo prima che il materiale ricaduto si accumuli sulle coperture degli edifici fino a provocare eventuali cedimenti delle strutture. Vi è pertanto la possibilità di attendere l’inizio dell’eruzione per verificare quale sarà l’area interessata e procedere all’evacuazione della popolazione ivi residente se necessario. La zona gialla comprende 96 Comuni delle Province di Napoli, Avellino, Benevento e Salerno per un totale di circa 1.100 kmq e 1.100.000 abitanti…>>.
La filosofia operativa che è stata scelta per la zona gialla quindi, è di attesa: verificare con eruzione in corso quali aree sono colpite dalla pioggia di cenere e lapillo e provvedere all’evacuazione degli abitanti esposti ai piroclastici di ricaduta direttamente nel corso dell’evento.
Qualche settimana fa una serie di fotografie molto interessanti esposte nella sala consiliare del comune di Terzigno con tema: gli eventi vulcanici del ’29 e del ’44, comprendevano immagini in cui erano visibili gli effetti di una pioggia di lapilli sul campo d’aviazione americano ricavato direttamente nelle campagne di Terzigno verso Poggiomarino. Il periodo è chiaramente quello dell’avanzata degli alleati lungo la penisola durante l’ultimo conflitto mondiale.  A essere precisi, quest’avamposto aereo serviva da base agli oltre 80 bombardieri statunitensi B-25 incaricati di demolire la fortezza di Cassino.
Nelle foto esposte si notano l’impraticabilità della pista e gli aerei danneggiati o interrati nei lapilli vulcanici in seguito appunto agli eventi eruttivi del ’44…L’ultima eruzione del Vesuvio.
 
Terzigno 1944: aerei americani bloccati e danneggiati dall'eruzione
Un aereo sostanzialmente impiega pochi minuti per decollare. Che cosa è successo? Gli americani hanno sottovalutato l’eruzione? Si ritenevano fuori dalla rotazione dei venti? La pioggia di cenere e lapilli si è presentata di notte cogliendoli di sorpresa o si è manifestata inattesa? Per saperlo abbiamo girato la domanda al ricercatore Prof. Giuseppe Mastrolorenzo
<<La distruzione di alcuni aerei dell’aviazione alleata avvenne il 24 marzo, a quasi una settimana dall’inizio dell’eruzione del 1944, in seguito all’intensificarsi della fase esplosiva. Non conosco le valutazioni fatte a suo tempo dai comandanti del 340° stormo bombardieri presenti sul campo di Terzigno, ma è evidente una sottovalutazione del rischio legato a un evento in rapida evoluzione. In tali frangenti, in pochi minuti la fase eruttiva comprendente la pioggia di lapilli, riduce la mobilità dei mezzi terrestri e tanto più dei velivoli che inizialmente devono procedere su ruote. Una capacità di movimento che passa rapidamente a zero…>>.
In definitiva quindi, il problema fu cagionato da un improvviso picco eruttivo che diede origine nel giro di pochissimi minuti a una pioggia di cenere e lapilli che si depositarono come coltre sull’aeroporto rendendolo inutilizzabile, sia in termini di libertà di scorrimento delle ruote degli aerei sulla pista, ma anche di probabile intasamento dei collettori di aspirazione dei motori per le particelle disperse nell’aria.
Lo stratega dei futuri piani d’emergenza quindi, sarebbe opportuno che tenesse in debito conto questa: chiamiamola curiosità dei bombardieri bombardati dal Vesuvio. Un aneddoto che testimonia la velocità di accumulo dei prodotti piroclastici eruttati dal Vulcano. Con esso si tenga altresì presente la susseguente riduzione di visibilità in aria invasa da cenere, ma anche dei problemi che potrebbero subentrare alla respirazione umana e al funzionamento appunto dei motori.

 
 


1 commento:

  1. articolo pubblicato su hyde park il 29 aprile 2010.
    http://www.rivistahydepark.org/rischio-vesuvio-campania/rischio-vesuvio-%E2%80%93-terzigno-%E2%80%9944-i-bombardieri-bombardati-di-malko/

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malkomail@tim.it