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domenica 30 dicembre 2018

Vesuvio: Pompei in Sardegna... di MalKo

Vesuvio visto dagli scavi archeologici di Pompei


Forse non tutti sanno che il gruppo di lavoro A, cioè la commissione di esperti vulcanologi incaricata dal dipartimento della Protezione Civile di definire la zona rossa Vesuvio, riferì esplicitamente nelle conclusioni, che buona parte del territorio comunale di Pompei poteva essere estrapolato dal perimetro di massima pericolosità vulcanica.

Anche la linea nera Gurioli, introdotta dalla Commissione Grandi Rischi per circoscrivere scientificamente il limite d’invasione dei micidiali flussi piroclastici, non include la parte sud - sud - est di Pompei, portando alla conclusione che la famosa cittadina mariana è totalmente vulnerabile alle sole eruzioni di taglio pliniano, come quella che nel 79 d.C. sconvolse e seppellì letteralmente Pompei, ma anche Ercolano, Oplontis e Stabia…

La taglia eruttiva pliniana (VEI5) è stata esclusa dagli scienziati dell’INGV dal ventaglio delle probabilità di accadimento almeno per i prossimi 130 anni: il che equivale un po’ azzardosamente a una previsione deterministica. Tant’è che lo scenario eruttivo adottato per la redazione del piano d’emergenza Vesuvio, prende in esame solo eventi e fenomenologie di media portata (VEI3; VEI4), perché gli scienziati, come dicevamo in precedenza, ritengono che per oltre un secolo una eventuale interruzione della quiete vulcanica del Vesuvio, ci porterebbe a dover fronteggiare solo eruzioni ultra stromboliane o al massimo sub pliniane. La notizia è data con sicurezza scientifica, nonostante i sistemi magmatici siano sistemi complessi e ben poco decifrabili in anticipo e con accuratezza prognostica…

Il sindaco della città di Pompei ha tenuto lunedì 17 dicembre 2018 una riunione con i vertici regionali della protezione civile della Sardegna: Regione con cui i pompeiani sono gemellati, per vedersi riconosciuta accoglienza, qualora dovesse rendersi necessario fronteggiare il pericolo vulcanico, da cui bisognerà sottrarsi in anticipo attraverso l’evacuazione preventiva della popolazione nell’isola nuragica.

Secondo le indicazioni ricavate dalle procedure di evacuazione, i cittadini di Pompei che non hanno nella loro disponibilità un mezzo di locomozione, dovrebbero confluire ove necessario con formula assistenziale, in una o più aree di attesa localizzate all’interno del territorio comunale.

idea di massima di un'area di attesa comunale

Dall’area di attesa poi, occorre attendere gli autobus messi a disposizione dalla Regione Campania, che si incaricherebbero di prelevare e trasportare gli sfollati fuori dalla zona rossa e fino all’area d’incontro.

Nell’area d’incontro, i cittadini verrebbero presi in consegna dalla Regione con cui sono gemellati, che assicurerebbe il coordinamento dei mezzi di trasporto necessari per garantire lo spostamento delle popolazioni fino ai punti di prima accoglienza e successivamente nelle strutture di accoglienza.
Schematizzazione allontanamento popolazione in caso di allarme vulcanico

Per evacuare i cittadini da Pompei in Sardegna c'è uno schema da rispettare: gli sfollati verrebbero trasportati nelle aree d’incontro che, nel caso in esame, sono state individuate nel porto di Salerno, atteso che il trasferimento comporta l’impiego di navi traghetto fino a Cagliari e da qui in modo intermodale alle varie strutture di accoglienza disseminate sull’isola.

Le cronache giornalistiche portano la notizia che l’incontro tra l’amministrazione regionale Sarda e quella comunale di Pompei, si è caratterizzata per un nulla di fatto in quanto la Regione Campania pare che non abbia inviato alcun dirigente o esponente politico a presenziare alla discussione che doveva essere propedeutica ai protocolli d’intesa necessari per dettagliare operativamente le procedure di accoglienza.

Perché i vertici regionali campani hanno disertato l’incontro rendendo vana la trasferta degli omologhi sardi non è dato saperlo… Uno dei motivi potrebbe essere che l’amministrazione di Pompei si sia spinta troppo in avanti rispetto all’attuale stato dell’arte della pianificazione emergenziale nel suo complesso, che dovrebbe forse subire un processo di maggiore riflessione e in ogni caso di coinvolgimento di altri attori amministrativi e istituzionali.

Anticipare gli accordi sull’accoglienza potrebbe risultare in questo momento inopportuno, soprattutto se si è agito senza una preventiva intesa con la Regione Campania che ha la responsabilità del trasporto  dalle aree di attesa a quelle d’incontro, così come la Regione o le Regioni concorrenti dovranno presiedere alle operazioni di traghettamento e di accoglienza delle popolazioni sfollate, presumibilmente coordinandosi con le Capitanerie di Porto che devono indicare procedure e varchi, e spazi e servizi infrastrutturali, e poi con la Polizia che dovrà definire modalità utili per mantenere l’ordine pubblico, e con i Vigili del Fuoco per una sicurezza gestionale connessa in ogni caso agli affollamenti.

Secondo la bozza di piano di evacuazione, è misurato in 25.440 unità il numero dei pompeiani che occorrerà evacuare dalla zona rossa in caso di allarme vulcanico, utilizzando mezzi collettivi (Bus), ma anche veicoli privati. Infatti, l’intera popolazione di Pompei dovrà convergere nel porto di Salerno, ma non tutto è chiarissimo e ben spiegato, perché non siamo riusciti a rintracciare il piano di emergenza e di evacuazione che dovrebbe essere già stato elaborato dalla Polizia municipale di Pompei, che ha la responsabilità delle attività di protezione civile sul territorio…

A leggere per sommi capi le strategie del piano di evacuazione generale, è stato previsto orientativamente che il 50% dei cittadini di Pompei, cioè circa 12.720 residenti, necessiterebbero di essere prelevati dalle aree di attesa comunali e trasferiti con gli Autobus regionali fino all’area di primo incontro individuata nel porto di Salerno.
L’altro 50% della popolazione residente si muoverebbe da Pompei utilizzando il parco auto privato, raggiungendo parimenti il porto di Salerno per imbarcarsi sulle navi traghetto. Quindi, nell’area portuale salernitana si ammasserebbero quasi 25.440 cittadini e circa 6000 autovetture: ovviamente sono stime e non dati certificati.

Traghetto tipo per Sicilia e Sardegna

L’impegno navale dovrebbe allora commisurarsi su circa 10 ferry boat o corse corrispondenti per il trasporto delle autovetture, e circa 16 traghetti per trasportare l’intera popolazione. I dati sono assolutamente indicativi e tutti dipendenti dal tipo di navi che s’impegnerebbero all’occorrenza.

Un altro elemento che comporterebbe qualche affanno nelle pratiche d'imbarco, è la contemporanea evacuazione, sempre dal porto di Salerno, di circa 25.007 scafatesi, che sarebbero trasportati sempre con autobus, dalle aree di attesa del comune di Scafati al porto di Salerno, per essere imbarcati su navi traghetto ma in direzione della Sicilia, presumibilmente con destinazione Palermo.


Gli altri 25.007 cittadini che si muoverebbero da Scafati con mezzi propri, seguirebbero presumibilmente il tracciato autostradale della Salerno Reggio Calabria, per raggiungere lo stretto di Messina e da lì la Trinacria.
Quindi e riassumendo: il porto di Salerno è area d’incontro per 2 comuni della zona rossa: Pompei e Scafati per un totale di 50.447 persone e circa 6000 veicoli.
Facendo un po’ di calcoli, per trasportare i 37.727 abitanti tra pompeiani e scafatesi al porto di Salerno, occorrerebbero circa 10 corse orarie di Autobus, per un arco di tempo diuturno misurato in 48 ore. In totale occorrerebbero quindi 471 corse di autobus dalla zona rossa al porto di Salerno…

Consigliamo di valutare bene la necessità di impegnare la Sardegna, che forse poteva rimanere una Regione di riserva per spostamenti di secondo livello e non legati all’evacuazione preventiva.

Sarebbe anche necessario valutare una reale strategia evacuativa d’emergenza, perché quella attuale di allontanamento messa a punto dalle autorità competenti, non è particolarmente efficace a fronteggiare situazioni impreviste che possono materializzarsi anche per il solo insorgere di prodromi eruttivi incalzanti e largamente percepibili, senza per questo chiamare in causa l’imminenza di un’eruzione.

Le filosofie legate alla precauzione, consiglierebbero di elaborare un piano B di evacuazione, autoportante e immediatamente finalizzato a porre fuori dalla zona rossa il maggior numero possibile di vesuviani e nel minor tempo possibile. E poi si pubblichino i piani comunali se esistono, perché fino ad ora siamo stati costretti a partire dal risultato finale, una sorta di formula inversa, per intuire la strategia di salvaguardia dei cittadini dal rischio eruttivo, ma senza ritrovarla scritta nei dettagli da nessun’altra parte… A tal proposito un vademecum  distribuito ai cittadini sarebbe molto utile.
Qualsiasi rettifica o precisazione sull'argomento verrebbe immediatamente pubblicata nei commenti...




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