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giovedì 3 marzo 2016

Rischio Vesuvio: nel Golfo di Napoli una ricerca sui fondali evidenzia un rigonfiamento da anidride carbonica.




La Nave oceanografica Urania mentre opera nel Golfo di Napoli - Foto G. Ventura
"Rischio Vesuvio: dai fondali del Golfo di Napoli novità di origine vulcanica? Intervista al Dott. Guido Ventura, ricercatore dell'INGV"  di MalKo

Sono passati pochi mesi dalla notizia che nei Campi Flegrei un’intrusione magmatica ha raggiunto i 3 chilometri dalla superficie creando grosse perplessità nel mondo scientifico e tecnico, per un fenomeno che potremmo definire una piccola mancata eruzione. Il 7 ottobre 2015 poi, 31 scosse di terremoto a bassa intensità crearono un ulteriore allarme nella cittadina di Pozzuoli, ma anche nel mondo istituzionale che nell’area flegrea ha dichiarato già da qualche anno lo stato di attenzione vulcanica dovuta al bradisismo e ad altri fenomeni connessi. Il magma asceso e poi espanso orizzontalmente, indubbiamente è un segnale di ardente vivacità del sottosuolo flegreo, come anche la notevole degassazione localizzata nella zona di Pisciarelli a ridosso della Solfatara.

E’ di oggi invece la notizia che nel Golfo di Napoli a circa 2,5 chilometri a sud est di Posillipo, è stata evidenziata una sorta di gibbosità dei fondali marini che si protende per circa 15 metri verso l’alto, evidenziata dal fluire di bollicine la cui composizione ci rimanda a prodotti magmatici del mantello.

La scoperta è stata resa possibile grazie a una campagna oceanografica denominata SAFE 2014, coordinata da CNR (IAMC-IGG), INGV e Università di Firenze, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Scientific Reports-Nature .

Il Dott. Guido Ventura, ricercatore dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e dell’Istituto Ambiente Marino Costiero del CNR di Napoli, ha fatto parte dello staff scientifico che ha operato nel Golfo partenopeo, avvalendosi della nave Urania quale base mobile del monitoraggio dei fondali costieri. Grazie ad una gentile disponibilità del Dott. Ventura, approfittiamo dell’occasione per porgli alcune domande.

Dott. Ventura, nel progetto Safe 2014 quali tecniche di monitoraggio sono state utilizzate e quali sono state le zone esplorate?
 
Più che tecniche di monitoraggio in senso stretto, e cioè rilievi ripetuti più’ o meno frequentemente nel tempo, sono state utilizzate tecniche di prospezione sismica ed ecoscandaglio ad alta risoluzione; tecniche di campionamento e analisi dei gas e altre metodologie volte alla determinazione dei parametri fisico-chimici della colonna d’acqua. Abbiamo inoltre operato con un veicolo subacqueo teleguidato per catturare immagini, produrre filmati e campionare il fondo marino e i gas.
Golfo di Napoli - Attività di campionamento dei gas. Foto G. Ventura
 
Quali erano gli scopi della ricerca?

Lo scopo della ricerca era quello di identificare le emissioni gassose nel Golfo di Napoli. L'iniziativa scientifica è stata finanziata dal IAMC-CNR e si è svolta nel 2014 a bordo della nave Urania del CNR, nell’ambito di una campagna alla quale hanno partecipato anche ricercatori INGV e dell’Università di Firenze.

Esattamente cosa è stato scoperto?
 
E’ stato scoperto un rigonfiamento del fondo del mare di forma sub-circolare che copre circa 25 km, è alto 15 m ed è localizzato a profondità comprese tra i 100 e 170 m.   In quest'area abbiamo rilevato una trentina di punti di emissione attiva di gas, la cui composizione è simile agli elementi gassosi emessi dal Vesuvio e dai Campi Flegrei.

 Quali considerazioni bisogna fare a seguito di questa scoperta?

La struttura rilevata si è formata in seguito alla risalita di gas dalle profondità e non coinvolge, almeno attualmente, magma.  Per questa ragione il rigonfiamento non rappresenta una struttura vulcanica, ma solo una struttura di degassamento. Simili conformazioni sono generalmente associate alla risalita di metano: in questo caso, invece, è dovuta alla risalita di anidride carbonica. 

L’analisi delle emissioni gassose a cosa ci rimanda in termini di interpretazione dei dati acquisiti?
 
Le analisi dei gas ci indicano che la loro sorgente primaria è localizzata nel mantello a circa 20 km di profondità, ma, durante la risalita verso la superficie, questi gas si mescolano con altri di origine crostale correlabili a reazioni di decarbonatazione all’interno della crosta. Infatti, come ormai è noto da tempo, il basamento del Golfo di Napoli è costituito da carbonati (calcari).



(Golfo di Napoli) - Rilievo digitale del fondo marino oggetto della ricerca - Foto G. Ventura


Sarà necessaria un’ulteriore campagna esplorativa per arrivare ad una comparazione di dati di deformazione del fondale?

Stiamo valutando la possibilità di organizzare una nuova campagna per avere più informazioni sulla struttura ‘profonda’ di questo rigonfiamento. Ad oggi sappiamo solo che il gas risale lungo condotti verticali che si estendono almeno 100-200 m sotto il fondo del mare.

Il prossimo “cliente” da esplorare potrebbe essere il Golfo di Pozzuoli e il circondario dell’isola d’Ischia, in modo da avere un quadro di unione abbastanza completo della situazione sui fondali che caratterizzano i distretti vulcanici campani?
 
Su Ischia stiamo lavorando in questo periodo e abbiamo già una batimetria di dettaglio. Anche su Pozzuoli siamo a buon punto, ma comunque manca ancora una rilevazione mirata delle emissioni gassose. Ne conosciamo alcune, ma la zona non è stata coperta da rilievi in maniera sistematica.

L'isola d'Ischia - Foto G. Ventura
 Di recente nel Golfo di Pozzuoli con qualche "strisciata" anche del litorale vesuviano ha operato la nave Minerva uno che ha condotto delle prospezioni geologiche utilizzando la tecnica dell’airgun. Vi sono collegamenti tra il vostro lavoro e questa esplorazione dei fondali sempre made in CNR?
Le tecniche di ricerca sono le stesse e, nel caso specifico, sono sempre coordinate dall’IAMC- CNR.



 

1 commento:

  1. Grazie signor Malko!
    Questo articolo fa luce su questo argomento. I lavori per l'esplorazione di profondità maggiori nella gamma di super complesso vulcanico sono un grande miglioramento. Forse sarà così per la prima volta, per tracciare i flussi magmatici sotto il fondo marino in tempo reale. Questo sarebbe un grande passo nella direzione della precoce osservazione degli eventi vulcanici. Se è vero che il magma è già salito tra i Campi Flegrei vicino al foro ad una profondità 1 km, questo si traduce in una mutata situazione di tutto il complesso Epomeo vulcanica - Campi Flegrei - Vesuvio, perché qui il principio del minimo vincolo si applica dopo Maupertuis.
    Per questo penso:
    1538 fu l'ultima eruzione nel complesso vulcano. Poi Vesuvio funzionava ad intermittenza fino al 1944 come una valvola di sicurezza. In 70 anni, il magma esplosivo ha accumulato sotto il Vesuvio, forse un ristagno di magma fino Campi Flegrei, che ha causato la cattedrale nel Golfo. Come la prossima minimizzato (artificiale?) Eruzione del Vesuvio, deve essere studiata, perché tutte le altre eruzioni nel complesso vulcanico sarebbe molto peggio!
    Chiedo scusa per la cattiva traduzione. Grazie!
    "Hans-Hermann Uffrecht" o "Vesuvio dove andiamo" o "Vesumboli"

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malkomail@tim.it