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| Nisida - Bagnoli: fino al 2013 sede Allied Maritime Command Naples. |
Sui giornali napoletani qualche tempo fa è apparsa la
notizia che al personale della base della marina militare americana di stanza a
Napoli, sono state fornite istruzioni operative per proteggersi dai terremoti o
mettersi al riparo da una possibile eruzione vulcanica. La importante struttura
logistica US Navy è ubicata a Napoli Capodichino (aeroporto), e presenta una
certa contiguità con i distretti vulcanici del Vesuvio e dei Campi Flegrei.
Questi due ardenti settori geografici, si trovano rispettivamente a est e ad
ovest della città partenopea, e si caratterizzano per un’indole eruttiva spesso
esplosiva.
Il vademecum consegnato al personale civile e ai familiari dei militari, contiene disposizioni della National Security Agency (NSA), che prevede, pare, che in caso di allarme eruttivo, le istruzioni e gli ordini e le modalità di evacuazione emanati dalla NSA Napoli, debbano essere considerate prioritarie rispetto ad altre pianificazioni esistenti… America first!
Il memorandum chiama in causa il Vesuvio ma soprattutto i
Campi Flegrei, perché non si può escludere che nella caldera si possa manifestare
una recrudescenza sismica prodroma di un’eruzione, o comunque che
continui questa imprevedibile e perdurante irrequietezza geo bradisismica capace
di generare terremoti. Sapere come fronteggiare un sisma è importante. L’Italia
è una terra giovane e ballerina che deve
fare periodicamente i conti con una tettonica spesso appenninica, ma anche
zonale come quella dei Campi Flegrei, il cui sottosuolo si caratterizza per la
presenza di magma e fluidi in una condizione super critica per temperature e
pressioni …
Da un punto di vista dell’emergenza sismica, difendersi
dagli scuotimenti crostali significa in prima battuta agire sulla prevenzione
dando spazio a tutte le iniziative capaci di rendere strutturalmente adeguati i
fabbricati dove si vive e si lavora: basi militari comprese.
I piani d’intervento per l’area bradisismica e bradisismica ristretta di Pozzuoli,
prevedono dopo ogni terremoto non lieve, rapidi sopralluoghi e, ove necessario,
i tecnici verificatori possono disporre l’allontanamento delle famiglie dai
palazzi pericolanti con allocazione in alberghi o residenze reperite allo scopo
fuori dalla zona rossa.
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| Campi Flegrei: zone bradisismiche. |
L’area invadibile da possibili e pericolose dirompenze
vulcaniche come le colate piroclastiche, presumibilmente dovrebbe
essere circoscritta in un cerchio con raggio di circa 10 chilometri dal presunto
centro eruttivo, per una superficie circolare totale di 314 kmq.
Queste indicazioni però, hanno fondamento se ci basiamo
sull'assioma che un possibile evento eruttivo possa caratterizzarsi per un
indice di esplosività vulcanica basso o medio, cioè non eccedente VEI 4, corrispondente
a un evento simil sub pliniano. Quest’ultimo stile eruttivo ritenuto
l’evento massimo possibile e fino a
diversa valutazione della commissione grandi rischi, è quello adottato nei
piani di emergenza per entrambi i distretti vulcanici napoletani, per
delimitare l’ampiezza delle due zone rosse da evacuare all’occorrenza.
Se invece l'eruzione dovesse presentarsi come pliniana o
comunque con indice di esplosività VEI5,
ovvero dieci volte maggiore di quella VEI4, sarebbe un grosso problema, perché l’eruzione
darebbe vita a una zona rossa più estesa di quella adottata negli attuali piani
di emergenza, con fenomeni violenti che potrebbero investire frange di
popolazione non destinatarie di misure di allontanamento preventivo.
È anche vero il contrario, cioè che gli scienziati stimano,
in caso di eruzione, come maggiormente probabile il manifestarsi di un evento di
modeste dimensioni, del tipo ultra stromboliano (VEI3), come quello che
caratterizzò nel 1538 la nascita del
Monte Nuovo a Pozzuoli. Purtroppo l’indice di esplosività vulcanica (VEI) è un dato ricavabile
post evento, così come la previsione d’eruzione che rimane temporalmente un
fattore di taglio probabilistico.
Fuori dalla zona rossa, nell’ambito di un’emergenza
vulcanica, la situazione per gli sfollati dovrebbe essere meno pericolosa se questi
avranno cura di evitare il settore sottovento rispetto al centro eruttivo, dove
la pioggia di cenere e lapilli sarebbe massiccia e creerebbe disagi e pericoli fin
dai primi momenti dell’eruzione. In
altre parole, nei primi 10 Km. dal centro eruttivo, in linea di
principio bisogna precauzionalmente allontanarsi per sopravvivere.
Nei chilometri successivi invece, e soprattutto verso est, bisognerebbe fronteggiare
disagi molto pesanti che sarebbero tanto maggiori a seconda della posizione e
della distanza occupata dalle persone rispetto al cratere.
Infatti, la statistica basata sull’osservazione della
direzione dei venti dominanti nelle due zone vulcaniche, indica i settori orientali come quelli probabilmente più esposti alla caduta di ceneri e lapilli, e che quindi
anticipatamente vengono già classificati nelle pianificazioni d'emergenza come zona gialla. Infatti, questi prodotti
piroclastici durante l’eruzione verrebbero scagliati in alto dalle dirompenze, per poi offrirsi
ai venti in quota fino a quando non precipiteranno per gravità formando depositi sui
tetti e al suolo, a iniziare dai prodotti più pesanti. Se da un lato per il
Vesuvio è ricavabile già adesso la zona che subirebbe d'appieno il fenomeno
delle piogge di prodotti piroclastici, per i Campi Flegrei il dato è un incerto perché è ignoto quale possa essere il centro eruttivo che potrebbe anche non essere singolo.
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| Campi Flegrei: zona rossa e gialla. |
Coloro che dovessero trovarsi loro malgrado nella coltre
cinerea (zona gialla), dovrebbero fare i conti con difficoltà
respiratorie, irritazione agli occhi, spegnimento dei motori e disorientamento,
senza per questo trovare un sicuro riparo negli edifici con il solaio di
copertura piatto, perché l’accumulo dei prodotti piroclastici potrebbe innescare pericolose e rovinose cadute dei solai con un effetto domino a
partire da quello sommitale. I prodotti più fini invece, possono veleggiare in
atmosfera per centinaia se non migliaia di chilometri.
In caso di emergenza vulcanica occorrerà selezionare il
materiale di prima necessità da portarsi dietro. Questo si differenzierà per
tipo e quantità, secondo le esigenze personali e soprattutto sulle capacità di
carico del veicolo che non dovrebbe essere un autocarro, perché i mezzi pesanti
possono creare intralcio alla circolazione stradale, in un contesto di automobilisti impauriti e impazienti. In ultima analisi non si può scartare
neanche una condizione di fuga a piedi: opzione tutt’altro che remota semmai
dovesse configurarsi il blocco totale della circolazione. In tutti i casi
percorrere una distanza di circa 10 chilometri richiederebbe una marcia di
quasi 3 ore, che dovrebbe avvenire auspicabilmente in direzione opposta o
trasversale alla direzione del vento dominante.
Il contingente della sesta flotta USA pare sia ubicato
almeno in Campania tra Napoli Capodichino, Giugliano (lago Patria) e Gricignano
d’Aversa. I militari US Navy ma soprattutto il personale civile, in linea
di principio dovrebbe adeguarsi ai disposti emanabili dal paese che li ospita, e
rispettare il piano di emergenza ovvero di evacuazione volto a
regolare la sicurezza del territorio. Probabilmente trattandosi di una comunità,
quella statunitense, che in caso di sfollamento dovrebbe rientrare negli USA, potrebbero
avere una organizzazione autonoma per raggiungere in caso di pericolo altre
basi USA fuori dal perimetro a rischio vulcanico, e l'auspicio è quello che non si muovano in modo conflittuale alle direzioni di marcia previste dalla protezione civile.
I militari a stelle e strisce poi, se dovessero provvedere
pure al trasferimento di documenti e attrezzature elettroniche per le comunicazioni, non è da escludere che forse opererebbero
in maniera difforme dalle regole generali emergenziali. Allo stato delle cose
però, la semplice adozione di tetti spioventi potrebbe aumentare la capacità di resilienza dei soldati nelle
strutture militari di Capodichino, con un ordine di evacuazione che andrebbe indirizzato all'occorrenza ai
soli non combattenti (NEO) e al personale civile, perché quello militare forse
seguirebbe altre indicazioni comportanti una maggiore resilienza. Ovviamente in
corso d’eruzione, le attività dello scalo aereo di Capodichino sarebbero totalmente
compromesse e le trasmissioni radio
disturbate.
Muoversi in automobile consentirebbe di portare via anche
qualche oggetto un po’ più voluminoso, ma occorre porre attenzione acché non si comprometta la comodità interna dell’abitacolo che rappresenta il primo
modulo abitativo. La prima necessità in caso di eruzione è la salvaguardia
della vita umana e non delle cose.
Se le condizioni impongono un percorso forzatamente
pedonale, sarà saggio mettete nello zainetto solo acqua, soldi e preziosi e
carte necessarie per i canali bancari e i documenti personali, oltre
naturalmente medicinali salvavita e una torcia e telefoni magari con batteria
di riserva per ricevere messaggi dalla protezione civile (IT-Alert) e dai
parenti. I più previdenti probabilmente porteranno al seguito anche mascherine
FFP2 e occhiali di protezione…
In linea generale le basi americane se vengono rispettate le
previsioni sull’indice di esplosività vulcanica, non dovrebbero correre rischi
eccezionali perché di fatto si trovano fuori dalle zone rosse ma in quelle
gialle da cui ci si può difendere in modo strutturale.
In questo contesto di forze armate esposte al rischio
vulcanico, sarebbe interessante conoscere il piano di emergenza predisposto
dall’accademia aeronautica italiana di Pozzuoli, che sorge su un duomo di lava
denominato Monte Olibano alto 155 metri. Contiguo al vulcano Solfatara, questo luogo contrariamente alla base americana è esposto a tutte
le fenomenologie vulcaniche a prescindere dalla tipologia eruttiva. Presumibilmente
l’evacuazione della scuola dovrebbe avvenire durante la fase di preallarme,
perché non avrebbe senso esporre i cadetti ai rischi di una fase di allarme
generale. Spostare l’accademia in luoghi contigui all’aeroporto di Grazzanise, forse potrebbe essere una saggia decisione preventiva.



