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martedì 20 gennaio 2026

Rischio eruttivo ai Campi Flegrei: America First!


Nisida - Bagnoli: fino al 2013 sede Allied Maritime Command Naples.

Sui giornali napoletani qualche tempo fa è apparsa la notizia che al personale della base della marina militare americana di stanza a Napoli, sono state fornite istruzioni operative per proteggersi dai terremoti o mettersi al riparo da una possibile eruzione vulcanica. La importante struttura logistica US Navy è ubicata a Napoli Capodichino (aeroporto), e presenta una certa contiguità con i distretti vulcanici del Vesuvio e dei Campi Flegrei. Questi due ardenti settori geografici, si trovano rispettivamente a est e ad ovest della città partenopea, e si caratterizzano per un’indole eruttiva spesso esplosiva.

Il vademecum consegnato al personale civile e ai familiari dei militari, contiene disposizioni della National Security Agency (NSA), che prevede, pare, che in caso di allarme eruttivo, le istruzioni e gli ordini e le modalità di evacuazione emanati dalla NSA Napoli, debbano essere considerate prioritarie rispetto ad altre pianificazioni esistenti… America first!



Il memorandum chiama in causa il Vesuvio ma soprattutto i Campi Flegrei, perché non si può escludere che nella caldera si possa manifestare una recrudescenza sismica  prodroma di un’eruzione, o comunque che continui questa imprevedibile e perdurante irrequietezza geo bradisismica capace di generare terremoti. Sapere come fronteggiare un sisma è importante. L’Italia è una terra giovane e  ballerina che deve fare periodicamente i conti con una tettonica spesso appenninica, ma anche zonale come quella dei Campi Flegrei, il cui sottosuolo si caratterizza per la presenza di magma e fluidi in una condizione super critica per temperature e pressioni …

Da un punto di vista dell’emergenza sismica, difendersi dagli scuotimenti crostali significa in prima battuta agire sulla prevenzione dando spazio a tutte le iniziative capaci di rendere strutturalmente adeguati i fabbricati dove si vive e si lavora: basi militari comprese.

I piani d’intervento per l’area bradisismica  e bradisismica ristretta di Pozzuoli, prevedono dopo ogni terremoto non lieve, rapidi sopralluoghi e, ove necessario, i tecnici verificatori possono disporre l’allontanamento delle famiglie dai palazzi pericolanti con allocazione in alberghi o residenze reperite allo scopo fuori dalla zona rossa.

Campi Flegrei: zone bradisismiche.


L’area invadibile da possibili e pericolose dirompenze vulcaniche come le colate piroclastiche, presumibilmente dovrebbe essere circoscritta in un cerchio con raggio di circa 10 chilometri dal presunto centro eruttivo, per una superficie circolare totale di 314 kmq.

Queste indicazioni però, hanno fondamento se ci basiamo sull'assioma che un possibile evento eruttivo possa caratterizzarsi per un indice di esplosività vulcanica basso o medio, cioè non eccedente VEI 4, corrispondente a un evento simil sub pliniano. Quest’ultimo stile eruttivo ritenuto l’evento  massimo possibile e fino a diversa valutazione della commissione grandi rischi, è quello adottato nei piani di emergenza per entrambi i distretti vulcanici napoletani, per delimitare l’ampiezza delle due zone rosse da evacuare all’occorrenza.

Se invece l'eruzione dovesse presentarsi come pliniana o comunque con indice di esplosività  VEI5, ovvero dieci volte maggiore di quella VEI4, sarebbe un grosso problema, perché l’eruzione darebbe vita a una zona rossa più estesa di quella adottata negli attuali piani di emergenza, con fenomeni violenti che potrebbero investire frange di popolazione non destinatarie di misure di allontanamento preventivo.

È anche vero il contrario, cioè che gli scienziati stimano, in caso di eruzione, come maggiormente probabile il manifestarsi di un evento di modeste dimensioni, del tipo ultra stromboliano (VEI3), come quello che caratterizzò nel 1538  la nascita del Monte Nuovo a Pozzuoli. Purtroppo l’indice di esplosività vulcanica (VEI) è un dato ricavabile post evento, così come la previsione d’eruzione che rimane temporalmente un fattore di taglio  probabilistico.

Fuori dalla zona rossa, nell’ambito di un’emergenza vulcanica, la situazione per gli sfollati dovrebbe essere meno pericolosa se questi avranno cura di evitare il settore sottovento rispetto al centro eruttivo, dove la pioggia di cenere e lapilli sarebbe massiccia e creerebbe disagi e pericoli fin dai primi momenti dell’eruzione.  In altre parole, nei primi 10 Km. dal centro eruttivo, in linea di principio  bisogna precauzionalmente allontanarsi per sopravvivere. Nei chilometri successivi invece, e soprattutto verso est, bisognerebbe fronteggiare disagi molto pesanti che sarebbero tanto maggiori a seconda della posizione e della distanza occupata dalle persone rispetto al cratere.

Infatti, la statistica basata sull’osservazione della direzione dei venti dominanti nelle due zone vulcaniche, indica i settori orientali come quelli probabilmente più esposti alla caduta di ceneri e lapilli, e che quindi anticipatamente vengono già classificati nelle pianificazioni d'emergenza come zona gialla. Infatti, questi prodotti piroclastici durante l’eruzione verrebbero scagliati in alto dalle dirompenze, per poi offrirsi ai venti in quota fino a quando non precipiteranno per gravità formando depositi sui tetti e al suolo, a iniziare dai prodotti più pesanti. Se da un lato per il Vesuvio è ricavabile già adesso la zona che subirebbe d'appieno il fenomeno delle piogge di prodotti piroclastici, per i Campi Flegrei il dato è un incerto perché è ignoto quale possa essere il centro eruttivo che potrebbe anche non essere singolo.

Campi Flegrei: zona rossa e gialla.


Coloro che dovessero trovarsi loro malgrado nella coltre cinerea (zona gialla),  dovrebbero fare i conti con difficoltà respiratorie, irritazione agli occhi, spegnimento dei motori e disorientamento, senza per questo trovare un sicuro riparo negli edifici con il solaio di copertura piatto, perché l’accumulo dei prodotti piroclastici potrebbe innescare pericolose e rovinose cadute dei solai con un effetto domino a partire da quello sommitale. I prodotti più fini invece, possono veleggiare in atmosfera per centinaia se non migliaia di chilometri.

In caso di emergenza vulcanica occorrerà selezionare il materiale di prima necessità da portarsi dietro. Questo si differenzierà per tipo e quantità, secondo le esigenze personali e soprattutto sulle capacità di carico del veicolo che non dovrebbe essere un autocarro, perché i mezzi pesanti possono creare intralcio alla circolazione stradale, in un contesto di automobilisti impauriti e impazienti. In ultima analisi non si può scartare neanche una condizione di fuga a piedi: opzione tutt’altro che remota semmai dovesse configurarsi il blocco totale della circolazione. In tutti i casi percorrere una distanza di circa 10 chilometri richiederebbe una marcia di quasi 3 ore, che dovrebbe avvenire auspicabilmente in direzione opposta o trasversale alla direzione del vento dominante.

Il contingente della sesta flotta USA pare sia ubicato almeno in Campania tra Napoli Capodichino, Giugliano (lago Patria) e Gricignano d’Aversa. I militari  US Navy ma soprattutto il personale civile, in linea di principio dovrebbe adeguarsi ai disposti emanabili dal paese che li ospita, e rispettare il piano di emergenza ovvero di evacuazione volto a regolare la sicurezza del territorio. Probabilmente trattandosi di una comunità, quella statunitense, che in caso di sfollamento dovrebbe rientrare negli USA, potrebbero avere una organizzazione autonoma per raggiungere in caso di pericolo altre basi USA fuori dal perimetro a rischio vulcanico, e l'auspicio è quello che non si muovano in modo conflittuale alle direzioni di marcia previste dalla protezione civile.

I militari a stelle e strisce poi, se dovessero provvedere pure al trasferimento di documenti e attrezzature elettroniche per le comunicazioni, non è da escludere che forse opererebbero in maniera difforme dalle regole generali emergenziali. Allo stato delle cose però, la semplice adozione di tetti spioventi potrebbe aumentare  la capacità di resilienza dei soldati nelle strutture militari di Capodichino, con un ordine di evacuazione che andrebbe indirizzato all'occorrenza ai soli non combattenti (NEO) e al personale civile, perché quello militare forse seguirebbe altre indicazioni comportanti una maggiore resilienza. Ovviamente in corso d’eruzione, le attività dello scalo aereo di Capodichino sarebbero totalmente  compromesse e le trasmissioni radio disturbate.

Muoversi in automobile consentirebbe di portare via anche qualche oggetto un po’ più voluminoso, ma occorre  porre attenzione acché non si comprometta la comodità interna dell’abitacolo che rappresenta il primo modulo abitativo. La prima necessità in caso di eruzione è la salvaguardia della vita umana e non delle cose.

Se le condizioni impongono un percorso forzatamente pedonale, sarà saggio mettete nello zainetto solo acqua, soldi e preziosi e carte necessarie per i canali bancari e i documenti personali, oltre naturalmente medicinali salvavita e una torcia e telefoni magari con batteria di riserva per ricevere messaggi dalla protezione civile (IT-Alert) e dai parenti. I più previdenti probabilmente porteranno al seguito anche mascherine FFP2 e occhiali di protezione…

In linea generale le basi americane se vengono rispettate le previsioni sull’indice di esplosività vulcanica, non dovrebbero correre rischi eccezionali perché di fatto si trovano fuori dalle zone rosse ma in quelle gialle da cui ci si può difendere in modo strutturale.

In questo contesto di forze armate esposte al rischio vulcanico, sarebbe interessante conoscere il piano di emergenza predisposto dall’accademia aeronautica italiana di Pozzuoli, che sorge su un duomo di lava denominato Monte Olibano alto 155 metri. Contiguo al vulcano Solfatara, questo luogo contrariamente alla base americana è esposto a tutte le fenomenologie vulcaniche a prescindere dalla tipologia eruttiva. Presumibilmente l’evacuazione della scuola dovrebbe avvenire durante la fase di preallarme, perché non avrebbe senso esporre i cadetti ai rischi di una fase di allarme generale. Spostare l’accademia in luoghi contigui all’aeroporto di Grazzanise, forse  potrebbe essere una saggia decisione preventiva.