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Visualizzazione post con etichetta terremoto l'aquila 6 aprile 2009. Mostra tutti i post
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domenica 14 aprile 2019

Rischio Vesuvio: l'azzardo eruttivo... di MalKo


Vesuvio innevato e orlo calderico del Monte Somma


Con una certa assiduità abbiamo rimembrato in molti articoli che il Vesuvio sarà anche il più controllato e monitorato vulcano del sistema solare, ma non per questo possiamo sottintendere in automatico che il pericolo eruttivo sia sotto controllo.
Il monitoraggio, pure se effettuato con tecnologia spaziale, capace di misurare anche le impercettibili variazioni prodotte dal battito delle ali della famosa farfalla, può solo anticipare il livello di attenzione che a questo punto, e con la spinta sempre più ultratecnologica che ci lascia giocare d’anticipo, l’attenzione potrebbe diventare addirittura permanente. Non è certo però, che la scienza tecnologica associata alle conoscenze attuali, sia giunta allo stadio della risoluzione della previsione vulcanica, che, per molte ragioni, è intricata assai...

La pratica della previsione del rischio vulcanico ha ampi spazi di indeterminatezza, i cui motivi sono tutti da ricercarsi nei limiti dell’orizzonte visibile dei terreni. Certamente il sottosuolo profondo che è anche dinamico, può essere sondato attraverso sistemi indiretti di esplorazione, ma con una forte interpolazione sui dati che non raggiungono definizioni tridimensionali e quindi non soddisfano in pieno i requisiti di attendibilità per una garanzia previsionale.

Gli stessi 4 livelli di allerta vulcanica riportati nella tabella sottostante, sono una indicazione di massima di uno stato crescente d'inquietudine dell'apparato che si avvicina progressivamente all'eruzione. Purtroppo, tutte le energie e soprattutto quella vulcanica, hanno una loro progressione che solo il caso potrebbe rendere uniformemente accelerata. 

Livelli di allerta vulcanica
Questo spiega perché i livelli di allerta vulcanica possono avere una sequenzialità anche talmente veloce da saltare letteralmente un colore. Quindi, anche l’auspicio che in caso di crisi vulcanica si possa transitare per una condizione di preallarme, in realtà è una speranza, che se non dovesse concretizzarsi, comporterebbe ripercussioni sul piano di evacuazione la cui strategia conta moltissimo sull’allontanamento spontaneo della popolazione in questa fase arancione. L’allontanamento preventivo di chi ha già un punto di ricovero fuori dalla zona rossa,infatti, alleggerirebbe la spinta caotica evacuativa determinata da tutti i settecentomila vesuviani che si sposterebbero contemporaneamente alla dichiarazione dell’allarme rosso.

Occorre dire che sull’argomento previsione è sempre filtrata da alcuni ambienti vicini al mondo scientifico e istituzionale, la notizia che le eruzioni sono prevedibili con largo anticipo: addirittura mesi prima… Questo ha consentito a non pochi amministratori di obliare completamente le pratiche di prevenzione del rischio vulcanico, cavalcando la notizia che la salvezza delle popolazioni esposte al pericolo è certamente assicurata dalla previsione dell’evento, mesi o comunque almeno alcune settimane prima che il fenomeno si manifesti.

Non vogliamo né dissentire e né confermare questa interpretazione che rimane una speranza collettiva, però occorre rimanere sul dato reale che è quello dell’indeterminatezza della previsione vulcanica, tanto nel lungo che nel medio e nel breve termine. L'indeterminatezza potrebbe comportare falsi allarmi ma anche ritardati o mancati allarmi.

A questo punto è interessante verificare quello che scrive il competente Dipartimento della Protezione Civile:
Tra i rischi di protezione civile, quello vulcanico viene spesso considerato un rischio “prevedibile” perché si ritiene possano essere riconosciuti e misurati i fenomeni che pre-annunciano la risalita del magma verso la superficie, per questo detti “precursori” (terremoti, fratturazioni del terreno, deformazioni dell’edificio vulcanico, variazioni nell’emissione dei gas e delle temperature dei fluidi, ecc.). Si tratta però di una semplificazione che non tiene conto della complessità e dell’estrema variabilità delle fenomenologie vulcaniche e della difficoltà a valutarle e interpretarle…
…Tuttavia, anche se questi fenomeni vengono studiati e monitorati puntualmente, non è possibile prevedere con certezza, anche per le peculiarità che caratterizzano ogni vulcano, quando e come potrà avvenire un’eruzione vulcanica. Allo stato attuale delle conoscenze, non è infatti ipotizzabile alcuna forma di previsione deterministica.

Ovviamente questo limite predittivo soprattutto per una certa fascia di vulcani è di ordine mondiale e non nazionale, atteso che in questo come in altri campi, l'Italia vanta grandi competenze scientifiche. 
Il limite previsionale influenza quindi anche i livelli di allerta vulcanica che trovano un loro posizionamento all'interno di un quadro più generale di incertezza legata alle dinamiche del sottosuolo con le sue innumerervoli variabili.
Vediamo come il Dipartimento della Protezione Civile affronta il discorso livelli di allerta:

I livelli di allerta sono dichiarati dal Dipartimento della protezione civile, in stretto raccordo con le rispettive strutture di protezione civile regionali, sentito il parere, se i tempi e le modalità di evoluzione delle fenomenologie vulcaniche lo consentono, della Commissione Grandi Rischi - Settore Rischio Vulcanico. La valutazione si basa sulle segnalazioni delle fenomenologie e sulle valutazioni di pericolosità rese disponibili dall’Ingv-Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e dagli altri Centri di Competenza, con particolare riguardo, per i vulcani siciliani, al Dipartimento di scienze della terra dell’Università di Firenze.
Per ogni vulcano, il passaggio da un livello di allerta al successivo può avvenire in anticipo rispetto al verificarsi delle fenomenologie, se le informazioni fornite dai Centri di Competenza lo consentono. In caso contrario, il passaggio può essere decretato a fenomeno osservato, quindi avvenuto o in corso. A questo proposito è utile sottolineare che il passaggio di livello di allerta può non avvenire necessariamente in modo sequenziale o graduale, essendo sempre possibili variazioni repentine o improvvise dell’attività dei vulcani, anche del tutto impreviste.

tipo di eruzione e corrispondente VEI

Anche in questo caso facendo la somma delle indeterminatezze, arriviamo alle perplessità legate alla scelta dell’eruzione di piano, cioè la tipologia eruttiva adottata per definire la zona rossa VEI4. Sempre il Dipartimento scrive:

...Le aree a rischio previste per un’eruzione sub-pliniana, assunta come scenario di riferimento per il nuovo Piano Vesuvio, coprono anche quelle previste per un’eruzione stromboliana, di minore energia.
Tuttavia, si sottolinea che nonostante sia stato individuato come evento di riferimento un’eruzione sub-pliniana, allo stato attuale delle conoscenze, qualora si presentassero fenomeni legati ad una probabile riattivazione, non sarebbe possibile stabilire dall’analisi dei precursori di quale tipo sarà l’eventuale eruzione.

A fronte di questa situazione che è lo specchio di un’attualità scientifica che tenta attraverso la strada della ricerca di dare risposte tanto per i vulcani quanto per i terremoti, sussiste nell'attualità uno stato di incertezza, magari anche minima, che comunque non garantisce in senso deterministico che il pericolo Vesuvio sia monitorabile in tutte le sue fasi d’insorgenza energetica.

La situazione è un pò più critica per i Campi Flegrei, dove alle difficoltà di previsione anche sul breve del fenomeno eruttivo, si aggiungerebbe l’indeterminatezza del punto dove potrebbe svilupparsi l’eruzione, che potrebbe essere più di uno e in un qualsiasi luogo all’interno della caldera, anche se occorre aggiungere che il maggior sollevamento del suolo (bradisismo) lo si riscontra nel sottosuolo puteolano che si affaccia al mare.

Se da un lato è stata adottata come chiave temporale per un’eruzione pliniana un arco di tempo minimo di 100 anni e massimo di 1000, nel flegreo l’ultima eruzione avvenne circa 500 anni fa: a questo punto quei territori dovrebbero presentare un gap pliniano medio per la posizione mediana che occupa il periodo di quiescenza all’interno della scala che abbiamo menzionato. Le autorità stimano al 4% tale eventualità eruttiva...

Nel discorso complessivo possono esserci d’aiuto i discorsi e le circostanze legate al terremoto dell’Aquila del 6 aprile 2009. In quell’occasione la commissione grandi rischi che poi in giudizio non fu considerata tale, asserì una settimana prima del forte terremoto, che le scosse sismiche che si protraevano da mesi non era certo che costituissero un campanello d’allarme predittivo per un evento più intenso. Purtroppo 309 morti e 1.600 feriti testimoniarono il contrario…

In quell’occasione il Sindaco Cialente per il perdurare della fenomenologia sismica, fu fortemente provato ancorchè pressato dalle domande dei cittadini che chiedevano se c’era pericolo a rimanere nelle case. Il Sindaco ovviamente non sapeva cosa rispondere… Nell'area vesuviana o flegrea se venissero percepiti gli eventi sismici incalzanti, verrebbe chiesto ai Sindaci se c'è pericolo a permanere nella zona rossa. Non a caso abbiamo parlato di terremoti perchè nella relazione Barberi del 1990 i sismi e la localizzazione degli ipocentri, pare che siano la discriminante per tentare una previsione sul medio breve termine dell'eruzione.

Teoricamente i sindaci non dovrebbero assumere alcuna iniziativa in questa pianificazione nazionale a proposito dell’evacuazione della zona rossa, che dovrebbe essere una decisione spettante alla Presidenza del Consiglio: ma se la situazione contingente legata al rischio, che è un fattore molto complesso, dovesse suggerire una tale determinazione prudenziale, il Sindaco potrebbe decidere da solo? Il problema è che se l'evacuazione la decide la Presidenza del Consiglio sono previsti per le famiglie che si allontanano dei contributi di autonoma sistemazione (CAS). Diversamente, in assenza di uno stato di preallarme, l'evacuazione diventerebbe spontanea ma fuori dal contesto operativo: quindi, teoricamente nessuno potrebbe vietare l'allontanamento ma nessun cittadino potrebbe chiedere l'aiuto economico.

Sarebbe da discuterne, perchè così come successe a Cialente, nel caso in cui il preallarme dovesse cogliersi grazie alla percezione dei sensi, magari in un contesto temporale esiguo per attendere le decisioni della Commissione Grandi Rischi, il Sindaco avrebbe margini di autonomia decisionale?

  

domenica 22 novembre 2015

Rischio Vesuvio, terremoto dell’Aquila e commissione grandi rischi: un unicum?... di MalKo



 


La cassazione il 20 novembre 2015 ha completamente e definitivamente scagionato non già la commissione grandi rischi, bensì il gruppo di accademici composto da Franco Barberi, Enzo Boschi, Giulio Selvaggi, Gian Michele Calvi, Claudio Eva e Mauro Dolce. Nella sostanza parliamo dell’equipe che si presentò all’Aquila il 31 marzo 2009 per discutere di rischio sismico e forse dell’indice di pericolosità incombente sulla cittadina abruzzese. Pur firmando in tempi diversi un verbale di riunione che sembrava da commissione, in realtà per il tribunale lo staff inviato da Guido Bertolaso era una cosa diversa dalla commissione grandi rischi, e quindi, probabilmente non aveva un particolare titolo giuridico responsabilizzante.

Gli scienziati escursionisti furono catapultati nel capoluogo abruzzese per rassicurare con la loro presenza e curriculum, gli abitanti in apprensione per gli incessanti eventi sismici a bassa intensità che da mesi toglievano il sonno. Non pochi invece pensarono e pensano ancora oggi, che forse gli esperti erano giunti fin lì anche e soprattutto per zittire un ricercatore locale, Giampaolo Giuliani, che profetizzava con previsioni al radon, l’imminenza di un terremoto distruttivo. In quel momento e in quel contesto politico, col dipartimento in tutt’altre faccende affaccendato, gli allarmi di Giuliani risultavano intollerabili per tutti gli uomini del presidente…

Bernardo De Bernardinis, vice capo Dipartimento della Protezione Civile, all’epoca dei fatti comandante di questa spedizione primaverile quale fido indiscusso del navigato Bertolaso, andò oltre nella missione elargitrice di sopore, offrendo alla stampa mediatici ottavini e tesi stupefacenti sugli scarichi energetici che a suo dire alleggerivano la tensione litosferica che non avrebbe così dato vita al micidiale colpo sismico che invece giunse puntuale una settimana dopo… le vittime furono 309.  Portavoce del gruppo, De Bernardinis si beccò la condanna senza menzione poi confermata nei vari gradi di giudizio a due anni di reclusione per negligenza e imprudenza. Parlò troppo e fu troppo in vista… Non sappiamo con quanta buona fede, ma riscatterebbe interamente la sua posizione di colpevole offrendo qualche verità recuperata dagli armadi delle quinte del potere.

La cassazione con la sentenza del 20 novembre 2015 ha allora prosciolto definitivamente da qualsiasi responsabilità il gruppo di esperti dichiaratosi tra l’altro ignaro delle rassicurazioni che improvvidamente il capo cordata dette alla popolazione aquilana quel giorno…

La faccenda non può ritenersi ancora conclusa però, perché rimane un appiglio giudiziario in danno a Guido Bertolaso in merito ad un’altra previsione che non ha nulla a che fare con la geologia, ma è tutta racchiusa in un’intercettazione telefonica in cui il potente Capo Dipartimento anticipa all’assessore regionale alla protezione civile, Daniela Stasi, che da quella riunione di esperti del 31 marzo 2009 usciranno solo rassicurazioni. Semplice preveggenza?

Da notare che nella settimana successiva al 31 marzo 2009, gli eventi sismici incominciarono a intensificarsi come le richieste di verifica statica ai fabbricati presentate ai Vigili del Fuoco. I pompieri in assenza di rassicurazioni avrebbero probabilmente accorpato i turni in modo da raddoppiare il personale disponibile in caso di necessità. Quando il terremoto colpì il 6 aprile 2009, il comando provinciale purtroppo era presidiato da un esiguo numero di soccorritori…

Questo processo, ma in realtà l’intera faccenda ha insegnato qualcosa: innanzitutto se a fronte di un rischio si riunisce la commissione grandi rischi in una qualsiasi delle sue branche specialistiche, bisogna chiedere il visto di certificazione istituzionale dell’adunata, per evitare che successivamente e a posteriori, si sancisca che non era affatto una riunione commissariale ufficiale. Chiedere sempre al portavoce poi, se le sue affermazioni sono state condivise con la commissione grandi rischi magari in quel momento distratta.
Il secondo elemento da cui trarre insegnamento è il ruolo di una certa parte della stampa particolarmente sbilanciata sulla difesa nel nostro caso degli imputati, al punto da creare ad arte la ridicola storia della scienza sotto processo. Si è gridato allo scandalo inquisitorio perché il tribunale dell’Aquila si permetteva, come i più classici tribunali dell’inquisizione, di processare la pseudo commissione grandi rischi per non aver previsto il terremoto. Il quarto potere in questo caso non è stato equidistante, forse per aiutare gli amici degli amici in un momento di difficoltà processuale: buttarla sul ridicolo funziona sempre.

Dopo questa storia aquilana, chi abita alle falde del Vesuvio dove il destino delle popolazioni potrebbe essere affidato come da programma a una decisione della commissione grandi rischi (ramo rischio vulcanico) che passerebbe poi alla politica la bandierina dello start evacuativo, quanto seguito avranno nei settecentomila abitanti le decisioni che si prenderanno? C’è ancora chi pensa sul serio di mandare i lettori vesuviani beatamente a letto sulla scorta dell’editoriale del direttore? Un dubbio amletico grava oramai sulla credibilità di una scienza forse concupiscente con la politica in un contesto di totale assenza di giornalismo investigativo…

Una scienza che ha applicato al Vesuvio la statistica nella definizione dell’eruzione massima da cui difenderci ridimensionandola *(VEI 4), in modo da mantenere fuori da una pliniana (VEI 5) dei territori su cui si costruiscono, ohibò, ancora case con licenza edilizia. I cittadini sono quindi alla mercé della probabilità statistica e delle politiche non dichiarate dei costi-benefici. L’ex assessore alla protezione civile della regione Campania, ing. Edoardo Cosenza, amava ripetere che nel vesuviano possiamo avere solo 4 matrici di possibilità: un’eruzione (VEI 4) senza evacuazione; un’eruzione (VEI 4) con evacuazione; un’evacuazione senza eruzione (VEI 4); un’evacuazione con eruzione (VEI 4). Il successo a suo dire era del 50%, concentrato sulle due possibilità favorevoli alla tutela, cioè eruzione con evacuazione e l’evacuazione con eruzione.

Già oggi e ancora di più col passare del tempo, stante la situazione attuale bisognerà aggiungere altre due matrici di probabilità: eruzione (VEI 5) con evacuazione; evacuazione con eruzione (VEI 5). Questo significa che se si dovesse verificare un’eruzione pliniana che nessun scienziato al mondo può escludere, anche in caso di successo evacuativo potremmo arrivare a settecentomila salvati e a un milione di morti.
Schema non in scala e semplicemente concettuale dei territori invadibili dai fenomeni 
eruttivi con differenti VEI. La linea nera è quella Gurioli...
Potrebbe anche essere un discorso drammaticamente valido quello dei costi benefici, cinicamente ineluttabile in un mondo dove il business ha il sopravvento su tutto, esseri umani compresi… Bisogna però dichiararlo questo cinismo, perché il cittadino non è un suddito e quindi bisogna dargli una possibilità di scelta attraverso l'informazione. D’altro canto non c’è nessuna moralità in queste criteri di realpolitik circa l’accettazione dell’ineluttabilità statistica…nessuna, se ancora oggi la politica si ostina e consente di costruire in quelle zone che potrebbero subire tutti gli effetti di un’eruzione pliniana, che può essere esclusa solo dalla politica ma non dalla scienza che avrebbe dovuto puntare il dito sulle facili costruzioni in zona rossa.

Per fronteggiare e sul serio il rischio vulcanico in Campania, bisogna sostenere le iniziative in corso circa la necessità di costituire una commissione d’inchiesta parlamentare, che faccia luce sui rapporti tra scienza e politica, a iniziare dai fatti legati al terremoto dell’Aquila, alla riunione del 31 marzo 2009, e anche e soprattutto cosa è successo e cosa si è fatto nella settimana che ha preceduto il sisma del 6 aprile 2009. Da queste risultanze bisognerà capire quale virata dare alle politiche di sicurezza nel loro insieme, ai compiti istituzionali dei vari corpi dello Stato comprensivi dei Prefetti, forse troppo sbilanciati sulle ragioni di Stato e sul principio di non allarmare… 

Terzigno-Poggiomarino : eruzione del Vesuvio 1944. I bombardieri americani non fecero 
in tempo  ad alzarsi in volo e furono "bombardati" dalla pioggia di cenere e lapillo.

Bisognerà rimettere il rischio Vesuvio e Campi Flegrei e anche Ischia di nuovo al centro dell’attenzione mediatica per varare delle serie politiche di prevenzione. Si proceda poi con l’analisi dei progetti di edilizia che gravano nel settore orientale e occidentale della città di Napoli, e sul piano urbanistico ischitano, onde evitare di accrescere il rischio vulcanico in queste aree già fortemente compromesse da una spiccata urbanizzazione mangia spazio. Lo sviluppo non è nelle pratiche cementizie di edilizia residenziale di cui non se ne sente francamente il bisogno in certi luoghi, esattamente come le trivellazioni in terreni che si gonfiano per la circolazione di fluidi caldi o per il magma che sale o da entrambe le cause all'origine di fenomeni bradisismici tutt'altro che rassicuranti...


* VEI: indice di esplosività vulcanica