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martedì 20 gennaio 2026

Rischio eruttivo ai Campi Flegrei: America First!


Nisida - Bagnoli: fino al 2013 sede Allied Maritime Command Naples.

Sui giornali napoletani qualche tempo fa è apparsa la notizia che al personale della base della marina militare americana di stanza a Napoli, sono state fornite istruzioni operative per proteggersi dai terremoti o mettersi al riparo da una possibile eruzione vulcanica. La importante struttura logistica US Navy è ubicata a Napoli Capodichino (aeroporto), e presenta una certa contiguità con i distretti vulcanici del Vesuvio e dei Campi Flegrei. Questi due ardenti settori geografici, si trovano rispettivamente a est e ad ovest della città partenopea, e si caratterizzano per un’indole eruttiva spesso esplosiva.

Il vademecum consegnato al personale civile e ai familiari dei militari, contiene disposizioni della National Security Agency (NSA), che prevede, pare, che in caso di allarme eruttivo, le istruzioni e gli ordini e le modalità di evacuazione emanati dalla NSA Napoli, debbano essere considerate prioritarie rispetto ad altre pianificazioni esistenti… America first!



Il memorandum chiama in causa il Vesuvio ma soprattutto i Campi Flegrei, perché non si può escludere che nella caldera si possa manifestare una recrudescenza sismica  prodroma di un’eruzione, o comunque che continui questa imprevedibile e perdurante irrequietezza geo bradisismica capace di generare terremoti. Sapere come fronteggiare un sisma è importante. L’Italia è una terra giovane e  ballerina che deve fare periodicamente i conti con una tettonica spesso appenninica, ma anche zonale come quella dei Campi Flegrei, il cui sottosuolo si caratterizza per la presenza di magma e fluidi in una condizione super critica per temperature e pressioni …

Da un punto di vista dell’emergenza sismica, difendersi dagli scuotimenti crostali significa in prima battuta agire sulla prevenzione dando spazio a tutte le iniziative capaci di rendere strutturalmente adeguati i fabbricati dove si vive e si lavora: basi militari comprese.

I piani d’intervento per l’area bradisismica  e bradisismica ristretta di Pozzuoli, prevedono dopo ogni terremoto non lieve, rapidi sopralluoghi e, ove necessario, i tecnici verificatori possono disporre l’allontanamento delle famiglie dai palazzi pericolanti con allocazione in alberghi o residenze reperite allo scopo fuori dalla zona rossa.

Campi Flegrei: zone bradisismiche.


L’area invadibile da possibili e pericolose dirompenze vulcaniche come le colate piroclastiche, presumibilmente dovrebbe essere circoscritta in un cerchio con raggio di circa 10 chilometri dal presunto centro eruttivo, per una superficie circolare totale di 314 kmq.

Queste indicazioni però, hanno fondamento se ci basiamo sull'assioma che un possibile evento eruttivo possa caratterizzarsi per un indice di esplosività vulcanica basso o medio, cioè non eccedente VEI 4, corrispondente a un evento simil sub pliniano. Quest’ultimo stile eruttivo ritenuto l’evento  massimo possibile e fino a diversa valutazione della commissione grandi rischi, è quello adottato nei piani di emergenza per entrambi i distretti vulcanici napoletani, per delimitare l’ampiezza delle due zone rosse da evacuare all’occorrenza.

Se invece l'eruzione dovesse presentarsi come pliniana o comunque con indice di esplosività  VEI5, ovvero dieci volte maggiore di quella VEI4, sarebbe un grosso problema, perché l’eruzione darebbe vita a una zona rossa più estesa di quella adottata negli attuali piani di emergenza, con fenomeni violenti che potrebbero investire frange di popolazione non destinatarie di misure di allontanamento preventivo.

È anche vero il contrario, cioè che gli scienziati stimano, in caso di eruzione, come maggiormente probabile il manifestarsi di un evento di modeste dimensioni, del tipo ultra stromboliano (VEI3), come quello che caratterizzò nel 1538  la nascita del Monte Nuovo a Pozzuoli. Purtroppo l’indice di esplosività vulcanica (VEI) è un dato ricavabile post evento, così come la previsione d’eruzione che rimane temporalmente un fattore di taglio  probabilistico.

Fuori dalla zona rossa, nell’ambito di un’emergenza vulcanica, la situazione per gli sfollati dovrebbe essere meno pericolosa se questi avranno cura di evitare il settore sottovento rispetto al centro eruttivo, dove la pioggia di cenere e lapilli sarebbe massiccia e creerebbe disagi e pericoli fin dai primi momenti dell’eruzione.  In altre parole, nei primi 10 Km. dal centro eruttivo, in linea di principio  bisogna precauzionalmente allontanarsi per sopravvivere. Nei chilometri successivi invece, e soprattutto verso est, bisognerebbe fronteggiare disagi molto pesanti che sarebbero tanto maggiori a seconda della posizione e della distanza occupata dalle persone rispetto al cratere.

Infatti, la statistica basata sull’osservazione della direzione dei venti dominanti nelle due zone vulcaniche, indica i settori orientali come quelli probabilmente più esposti alla caduta di ceneri e lapilli, e che quindi anticipatamente vengono già classificati nelle pianificazioni d'emergenza come zona gialla. I prodotti piroclastici durante l’eruzione verrebbero scagliati in alto dalle dirompenze, per poi offrirsi ai venti spiranti in quota fino a quando non precipiteranno per gravità formando depositi sui tetti e al suolo, a iniziare dai prodotti più pesanti. Se da un lato per il Vesuvio è ricavabile già adesso la zona che subirebbe d'appieno il fenomeno delle piogge di prodotti piroclastici, per i Campi Flegrei il dato è un incerto perché è ignoto quale possa essere il centro eruttivo che potrebbe anche non essere singolo.

Campi Flegrei: zona rossa e gialla.


Coloro che dovessero trovarsi loro malgrado nella coltre cinerea (zona gialla),  dovrebbero fare i conti con difficoltà respiratorie, irritazione agli occhi, spegnimento dei motori e disorientamento, senza per questo trovare un sicuro riparo negli edifici con il solaio di copertura piatto, perché l’accumulo dei prodotti piroclastici potrebbe innescare pericolose e rovinose cadute dei solai con un effetto domino a partire da quello sommitale. I prodotti più fini invece, possono veleggiare in atmosfera per centinaia se non migliaia di chilometri.

In caso di emergenza vulcanica occorrerà selezionare il materiale di prima necessità da portarsi dietro. Questo si differenzierà per tipo e quantità, secondo le esigenze personali e soprattutto sulle capacità di carico del veicolo che non dovrebbe essere un autocarro, perché i mezzi pesanti possono creare intralcio alla circolazione stradale, in un contesto di automobilisti impauriti e impazienti. In ultima analisi non si può scartare neanche una condizione di fuga a piedi: opzione tutt’altro che remota semmai dovesse configurarsi il blocco totale della circolazione. In tutti i casi percorrere una distanza di circa 10 chilometri richiederebbe una marcia di quasi 3 ore, che dovrebbe avvenire auspicabilmente in direzione opposta o trasversale alla direzione del vento dominante.

Il contingente della sesta flotta USA pare sia ubicato almeno in Campania tra Napoli Capodichino, Giugliano (lago Patria) e Gricignano d’Aversa. I militari  US Navy ma soprattutto il personale civile, in linea di principio dovrebbe adeguarsi ai disposti emanabili dal paese che li ospita, e rispettare il piano di emergenza ovvero di evacuazione volto a regolare la sicurezza del territorio. Probabilmente trattandosi di una comunità, quella statunitense, che in caso di sfollamento dovrebbe rientrare negli USA, potrebbero avere una organizzazione autonoma per raggiungere in caso di pericolo altre basi USA fuori dal perimetro a rischio vulcanico, e l'auspicio è quello che non si muovano in modo conflittuale alle direzioni di marcia previste dalla protezione civile.

I militari a stelle e strisce poi, se dovessero provvedere pure al trasferimento di documenti e attrezzature elettroniche per le comunicazioni, non è da escludere che forse opererebbero in maniera difforme dalle regole generali emergenziali. Allo stato delle cose però, la semplice adozione di tetti spioventi potrebbe aumentare  la capacità di resilienza dei soldati nelle strutture militari di Capodichino, con un ordine di evacuazione che andrebbe indirizzato all'occorrenza ai soli non combattenti (NEO) e al personale civile, perché quello militare forse seguirebbe altre indicazioni comportanti una maggiore resilienza. Ovviamente in corso d’eruzione, le attività dello scalo aereo di Capodichino sarebbero totalmente  compromesse e le trasmissioni radio disturbate.

Muoversi in automobile consentirebbe di portare via anche qualche oggetto un po’ più voluminoso, ma occorre  porre attenzione acché non si comprometta la comodità interna dell’abitacolo che rappresenta il primo modulo abitativo. La prima necessità in caso di eruzione è la salvaguardia della vita umana e non delle cose.

Se le condizioni impongono un percorso forzatamente pedonale, sarà saggio mettete nello zainetto solo acqua, soldi e preziosi e carte necessarie per i canali bancari e i documenti personali, oltre naturalmente medicinali salvavita e una torcia e telefoni magari con batteria di riserva per ricevere messaggi dalla protezione civile (IT-Alert) e dai parenti. I più previdenti probabilmente porteranno al seguito anche mascherine FFP2 e occhiali di protezione…

In linea generale le basi americane se vengono rispettate le previsioni sull’indice di esplosività vulcanica, non dovrebbero correre rischi eccezionali perché di fatto si trovano fuori dalle zone rosse ma in quelle gialle da cui ci si può difendere in modo strutturale.

In questo contesto di forze armate esposte al rischio vulcanico, sarebbe interessante conoscere il piano di emergenza predisposto dall’accademia aeronautica italiana di Pozzuoli, che sorge su un duomo di lava denominato Monte Olibano alto 155 metri. Contiguo al vulcano Solfatara, questo luogo contrariamente alla base americana è esposto a tutte le fenomenologie vulcaniche a prescindere dalla tipologia eruttiva. Presumibilmente l’evacuazione della scuola dovrebbe avvenire durante la fase di preallarme, perché non avrebbe senso esporre i cadetti ai rischi di una fase di allarme generale. Spostare l’accademia in luoghi contigui all’aeroporto di Grazzanise, forse  potrebbe essere una saggia decisione preventiva.

                                                                                                Vincenzo Savarese








mercoledì 21 maggio 2025

Rischio eruttivo ai Campi Flegrei: il sottosuolo ribollente ... di Malko

 

i Campi Flegrei


Fare il punto sulla pericolosità vulcanica dei Campi Flegrei con tutte le sue fenomenologie annesse e connesse è veramente cosa ardua, soprattutto analizzando le varie teorie scientifiche che sull’argomento spaziano su congetture a volte contrastanti tra loro.

Circa i processi di sollevamento del suolo, fenomeno meglio noto come bradisismo, gli scienziati sembrano concordare che sia imputabile alla massiccia presenza di acqua nel sottosuolo, di origine piovana, marina ma anche endogena che, investita dai fluidi roventi che si liberano dal magma, aumenta di volume per poi trasformarsi in vapore surriscaldato in una condizione super critica, che riesce a premere e deformare gli strati litoidi verso la parte maggiormente cedevole. Saranno proprio questi spessori rocciosi che si deformano fino a raggiungere il punto limite di rottura a produrre onde sismiche con ipocentri spesso localizzati geograficamente nell'area bradisismica. Questa zona è il settore maggiormente colpito dai terremoti che, per duttilità delle rocce calde e fratturazione della crosta, dovrebbero essere di magnitudo contenuta. Purtuttavia stante la superficialità degli ipocentri, i sismi si presentano con scuotimenti crostali vigorosi. Ovviamente la differenza in termini di danni la fa poi la qualità degli immobili.

Pozzuoli: zona bradisismica (celeste) e zona bradisismica ristretta (lilla)

Il punto di massima deformazione e forse di cedevolezza degli strati rocciosi che caratterizzano i primi chilometri del sottosuolo, sembra  corrispondere più o meno al Rione Terra (Pozzuoli), che tra l’altro lascia registrare l'apice del sollevamento con circa 145 centimetri apprezzabili anche visivamente all’interno della darsena pescatori, che presenta chiazze di fondale marino oramai all'asciutto.


Pozzuoli: darsena pescatori.

La platea di accademici che si interessa all'area flegrea, pare che concordi sul fatto che il crogiolo di interazioni termo dinamiche sia localizzato a circa 3 – 4 chilometri dalla superficie. Per pressioni e temperature, l'acqua che circola nel sottosuolo si troverebbe in una condizione supercritica, anche per il calore intenso che non si può escludere possa provenire pure da filaccioli di magma spintisi a questa quota, che riscaldano direttamente o indirettamente i fluidi in circolazione, mantenendo alto pure il rischio di eruzioni freatiche. 

I punti scientifici di maggiore incertezza riguardano proprio la posizione del magma, cioè la sua quota e la sua influenza diretta sul bradisismo. In molti lo pongono naturalmente nella camera magmatica a circa 8 - 9 chilometri di profondità. Altri ritengono che si sia espanso in forma intrusiva pure a circa 3 chilometri nel sottosuolo. Altri ancora non escludono e non confermano questa possibilità, mentre Il dipartimento vulcani dell’INGV, ha escluso categoricamente che ci sia magma a basse profondità nel flegreo, volendo così sottolineare che nel breve non c'è pericolo eruttivo e fino a prova contraria. 

Questa certezza gradita agli amministratori della zona rossa, non è affatto tranquillizzante, perché nell’eruzione pliniana del Vesuvio nel 79 d.C. il magma assurse in superficie direttamente dalla camera magmatica ubicata a quote miriametriche e in pochissimo tempo. Il dipartimento vulcani dell'INGV potrebbe allora chiarire meglio se nei Campi Flegrei è possibile che possano verificarsi meccanismi eruttivi simili a quelli citati per il Vesuvio, e se rimarcano e confermano l’idea che, per giungere a un evento eruttivo, occorre che il magma nei Campi Flegrei in prima battuta si accumuli ad alcuni chilometri dalla superficie per poi dirompere in seguito ad ulteriori sollecitazioni.

Tutt’acqua! dicono alcuni scienziati, mentre gli amministratori locali e regionali aggiungono che l’edificato nella zona bradisismica generale e ristretta ha retto bene ai recenti sommovimenti simici del 13 maggio 2025: ed è una buona novella. Una dichiarazione rassicurante rilasciata a favore di telecamera, forse per depotenziare l’intenzione del ministro Musumeci di dichiarare lo stato di emergenza, che prevede anche disposizioni vincolanti per amministratori e popolazione.

La volontà di dichiarare lo stato di emergenza a cura del ministro, è stata nell'odierno superata, perché Musumeci ha dovuto desistere, pare a seguito di forti pressioni provenienti dal territorio, affinché non si procedesse con lo stato di emergenza in nome della stagione turistica da salvaguardare... Occorre prendere atto allora, che anche nel campo dei rischi vige la filosofia che la sicurezza non è il bene assoluto, ma va miscelata secondo criteri costi benefici, spesso reclamati dagli stessi amministratori che battono però cassa innalzando quella stessa bandiera inibita a Musumeci. Da un punto di vista tecnico, la logica dei costi benefici potrebbe essere accettabile, nel nostro caso solo se si è fatto tutto il possibile per evitare di aggiungere anche una sola persona in più nella calderopoli ad alto rischio vulcanico: diversamente è puro cinismo… Da questo punto di vista, temiamo sortite cementizie sulla spianata di Bagnoli, in nome della gara velica più importante del mondo che si terrà a Napoli tra un paio d'anni.

Campi Flegrei: la spianata di Bagnoli.


In assenza di pareri scientifici circa i meccanismi e i tempi di risalita del magma da quote profonde, ogni disquisizioni che possa rassicurare concretamente i cittadini circa l’efficacia della iper strumentazione altamente tecnologica dislocata nei Campi Flegrei, rimane puro esercizio retorico. Gli strumenti, dicono, possono fornire dati molto precisi ancorché utili per consentire agli organi di vigilanza di interpretarli cogliendo così sul nascere eventuali movimenti  ascensionali del magma.

Vien da pensare, poi, che, se il  bradisismo nasce dall'associazione dei due fattori: acqua e calore, l'attuale recrudescenza in termini di intensità sismica e riduzione degli intervalli di quiete, potrebbe trovare causa o concausa nei dinamismi che riguardano alla fine il gradiente calorico. Il dato in tal senso lo fornisce la sorveglianza satellitare, che ha riscontrato nei Campi Flegrei un aumento di temperatura al suolo nei giorni che precedono terremoti più intensi del solito.  

La dissertazione circa la presenza o meno del magma in forma intrusiva nei primi chilometri, non ha un particolare seguito, perché la questione viene ricondotta a un dibattito scientifico orientato più sulla genesi del bradisismo che sul pericolo eruttivo. Un'attenta riflessione però, dovrebbe portare a comprendere che siamo in presenza di un grosso errore di metodo, perché la fenomenologia bradisismica potrebbe essere il cavallo di Troia che introduce il rischio eruttivo su oltre mezzo milione di persone, senza che queste nel concreto se ne avvedano, perché diversamente dai terremoti, la popolazione non percepisce fisicamente il pericolo eruttivo, e quindi si concentra maggiormente su quello che avverte (sismi) direttamente, soprattutto se è orientata a farlo dagli organi d'informazione.

Generalizzando, le autorità scientifiche e amministrative e istituzionali ad eccezione del ministro Musumeci che ci sembra abbastanza attento al pericolo eruttivo, pare che guidino l’informazione  prevalentemente verso l'indirizzo sismico bradisismico, perché è un fenomeno che offre sponda alle logiche delle riqualificazioni edilizie da sovvenzionare con denaro pubblico. Nel flegreo si sono formate non poche associazioni di cittadini che plaudono e invocano la resilienza territoriale attraverso l'impegno economico governativo. Stranamente il comitato partenoflegreo ma anche i comitati cittadini, giudicano plausibile investire nella caldera del super vulcano, perché gira la convinzione che una volta abbattuto il rischio sismico con manufatti antisismici, i Campi Flegrei possono considerarsi un luogo dove poter vivere e crescere i propri figli con maggiore sicurezza. Una sicurezza in verità che, per quanto auspicabile, nessuno può garantirla in questi luoghi caratterizzati da incertezze geologiche di taglio severo. Una serie di segnali  porta a ritenere che nel sottosuolo calderico ci siano dei dinamismi che si evolvono di continuo, e che sono ancora tutti da decifrare e definire su quella che potrebbe essere una possibile aumentata pericolosità o viceversa... 

D'altra parte la popolazione flegrea poggia la cosiddetta resilienza su un punto fondamentale che è anche la foglia di fico per alcuni personaggi pubblici, che non vogliono prendere coscienza di certe verità scomode. Il primo elemento in assoluto è la moral suasion scientifica, che riferisce di essere in grado di rilevare l'eventuale e minacciosa risalita del magma dal profondo, attraverso la migliore tecnologia strumentale caratterizzata da stazioni multi parametriche oggi rifinanziate. Certamente non si può escludere l'auspicato successo previsionale, anzi: ma rimane pur sempre l'incognita della bocca o delle bocche eruttive, così come il rischio freatico e del sollevamento dei suoli e delle emanazioni gassose e della sismicità locale. I fenomeni nel flegreo termineranno quando la fornace magmatica si spegnerà: purtroppo, si teme che questo non avverrà nei prossimi anni.

Un altro caposaldo che si sta facendo strada, riguarda invece l'evacuazione che rimane all'occorrenza l'unica misura di tutela dal rischio eruttivo. Dall'intergruppo sviluppo sud, aree fragili e isole minori, si sta diffondendo con un  discreto battage la proposta di modificare i piani di evacuazione attuali per rendere fattibile in caso di necessità, l'allontanamento delle popolazioni napoletane soggette a rischio vulcanico, verso le aree interne spopolate della Campania, con trasferimenti autonomi a mezzo autovetture. Una modalità obbligata diremmo, perché le vie e i mezzi di comunicazioni con l'entroterra campano sono veramente minimi...

L’intergruppo attraverso la fondazione convivenza Vesuvio, pare abbia già favorito la stipula di protocolli d’intesa con diversi comuni dell’area vesuviana proponendo fin d’ora al dipartimento della protezione civile, esercitazioni con la partecipazione nella prima tornata dimostrativa di almeno 10.000 cittadini. È nella logica delle cose che ciò che si propone per l’area vesuviana verrà prestissimo riproposto anche per i Campi Flegrei. 

Quella di instradare le popolazioni in fuga dall'emergenza vulcanica verso una serie di comuni del casertano e del beneventano e dell'avellinese e del salernitano, può essere sicuramente una misura che potrebbe andare incontro alle esigenze della popolazione che non vuole essere dirottata a tempo indeterminato verso altre e lontane regioni.  In realtà la ricollocazione dei cittadini allontanabili per motivi di sicurezza, dovrebbe essere un passo successivo all'emergenza e fuori dalle logiche e dai momenti emergenziali... 

Probabilmente e con questa premessa, una tale iniziativa dovrebbe essere gestita da organizzazioni diverse dalla protezione civile, e maggiormente attinenti al governo del territorio. Il dipartimento della protezione civile ha già la necessità di perfezionare il piano di evacuazione esistente che presenta bug operativi, ma non si può stravolgere il minimo esistente in nome di una collocazione regionale al momento più che approssimata ancorché di dubbia efficacia. Occorre ricordare che gli abitanti rimasti nei comuni dell'entroterra campano sono i custodi di tradizioni ultra secolari che non possono e non devono essere sconvolte da chi in quel territorio magari deve viverci ma non per scelta. La nostra impressione è che l'iniziativa ancora da definire di allocare le popolazioni in fuga nei comuni dell'entroterra campano, non ha presupposti di fattibilità pratici ma solo teorici. In seno a un'emergenza vulcanica, la filosofia dell'accoglienza prevede ospitalità in luoghi sicuri che, pur tra mille difficoltà, hanno capacità di erogare servizi essenziali che fanno parte della nostra vita ordinaria: scuola, lavoro, sanità e mobilità.  Se ci fossero stati questi elementi, queste zone appenniniche probabilmente non si sarebbero spopolate...

Il sindaco di Portici è un esempio di simpatica scaltrezza operativa. Rispetto agli altri colleghi vesuviani, pare che si stia muovendo in proprio per trovare in caso di emergenza vulcanica, intese di perdurante ospitalità nei comuni  costieri cilentani...

                                                                 di Vincenzo Savarese






mercoledì 26 febbraio 2025

Rischio vulcanico ai Campi Flegrei: il bradisismo e la radice magmatica.. di MalKo

 

Il Golfo di Pozzuoli visto da Monte Nuovo.


I Campi Flegrei continuano a preoccupare i cinquecentomila cittadini che negli anni si sono insediati nella turbolenta caldera. La vita qui procede tra uno sciame sismico e l’altro, e la maggior parte dei puteolani vorrebbe certezze per poter decidere come vivere e dove vivere, senza subire il condizionamento delle possenti forze endogene che sembrano però, almeno e fino ad adesso, che si manifestino più per avvisare che per distruggere.

Il 18 febbraio 2025 presso le strutture comunali di Pozzuoli si è tenuto un dibattito pubblico sul bradisismo. Il direttore dell’osservatorio vesuviano ha aperto il confronto con una premessa tendente a sottolineare pure l’impegno indefesso del personale INGV ubicato negli uffici di Bagnoli. Un’attività di sorveglianza strumentale, precisa il dirigente, che si sviluppa anche nella parte calderica sottomarina che ha dinamiche simili a quella terrestre. Il sindaco di Pozzuoli invece, incalzato dai partecipanti, a un certo punto  ha sbottato chiamando in causa l’inerzia delle istituzioni che per quarant’anni non hanno fatto niente: osservatorio vesuviano compreso…

Il nuovo capo dipartimento della protezione civile ha tentato di mantenere il dibattito a un livello accettabile, riferendo in un impeto di verità e sotto la spinta incalzante di una domanda, che se i terremoti dovessero arrivare o superare la soglia del 5° Richter, cadono i palazzi e conto i morti: funziona così!

L’assessore alla protezione civile del comune di Napoli invece, successivamente e a proposito del bradisismo, ha dichiarato che:<< la natura del problema è una degassificazione della massa di magma. Questa massa è ferma ma c’è un gas che sale e spinge, questa è la genesi del bradisismo che esiste da molte migliaia di anni>>.  Se l’assessore ci assicura che il magma è fermo, l’osservatorio vesuviano da tempo ribadisce che grazie alle strumentazioni multi parametriche disseminate nella caldera a mare e in terra, ai loro strumenti non sfuggirebbe una eventuale ascesa del magma, consentendo così di allertare per tempo il dipartimento della protezione civile...

Notizie rassicuranti... d’altra parte invece, occorre aggiungere che nessuno è in grado di sancire con certezza quale sia la genesi del bradisismo, anche se il fenomeno in modo diretto o indiretto è inequivocabilmente legato alla presenza del magma nel sottosuolo, che forse, e per la parte intrusiva, sembra che giaccia a pochi chilometri di profondità. Secondo teorie che vanno per la maggiore, da questo ammasso rovente vengono rilasciate enormi quantità di gas, che diffondono calore attraversando gli acquiferi che si trasformano in vapore surriscaldato, producendo rigonfiamenti crostali fino ai limiti di rottura degli ammassi litoidi sovrastanti, generando così terremoti. 

Zona bradisismica e zona bradisismica ristretta (colore lilla).

L’incertezza c’è, perché in assenza di teorie deterministiche non si può escludere che il magma invece di trovarsi in una condizione statica si muova, magari periodicamente, magari lentamente e compulsivamente per effetto degli attriti, in tutti i casi spaccando e fessurando gli strati rocciosi, favorendo così il rilascio di calore per irraggiamento e convezione, generando nelle interfacce tra fluidi e rocce fuse sovrappressioni importanti. Non si può neanche escludere una via di mezzo tra le due teorie che prevedono un magma statico  ma a tratti anche dinamico. 

In sintesi, l’incertezza scientifica circa le cause del bradisismo nei Campi Flegrei continua ad essere tale: un po’ più certa invece, è la constatazione che i tempi d’intervallo tra una crisi bradisismica e l’atra sembra si siano accorciati. Gli ipocentri dei terremoti rimangono superficiali e racchiusi in un ambito calderico puteolano e poco oltre, così come le emanazioni gassose lasciano registrare portate volumetriche più da vulcano attivo che quiescente. Quanto possano essere preoccupanti questi segnali d’irrequietezza del vulcano, ce lo potrà dire solo la commissione grandi rischi.

In assenza di uno studio che metta fine alle perplessità scientifiche, dovrà essere compito precipuo delle maestranze istituzionali, lavorare in termini di prevenzione sui pericoli insiti in questo territorio, senza affezionarsi a quello sismico sminuendo quello vulcanico magari perchè portatore di deterrenza all'edilizia residenziale. Ricordiamo la profonda differenza che sussiste tra i due pericoli entrambi di origine naturale. Quello sismico comporta all’occorrenza l’allontanamento di poche decine di metri dal fabbricato per mettersi al sicuro: una misura prudenziale soprattutto se lo stabile non è integro o antisismico.  Per il pericolo vulcanico invece, è necessario allontanarsi dalla zona rossa flegrea a prescindere dalla resistenza strutturale dei palazzi, delle ville, delle abitazioni, che rimane un dato totalmente ininfluente.

Anche sui tempi di comparsa del pericolo c’è differenza: quello sismico ancorchè imprevedibile è di subitanea percezione fisica. Il pericolo vulcanico invece, nella sua forma massima dettata dall’innalzamento della colonna eruttiva, è un evento che forse e auspicabilmente potrebbe essere previsto ore prima dal centro di monitoraggio preposto a vagliare tutti i sintomi preeruttivi. L'analisi dei dati verrebbero condivisi con la commissione grandi rischi, che dovrà all'occorrenza esprimere un parere finale sull'allerta vulcanica. L’allarme in tutti i casi potrà essere diramato solo dalla presidenza del consiglio dei ministri.

Alla fine parliamo di due condizioni di rischio, quello sismico e quello vulcanico, a cui si aggiunge il pericolo insidioso delle eruzioni freatiche che potrebbero accompagnarsi a notevoli emissioni gassose che pure non vanno sottovalutate. Ci si può sottrarre definitivamente da questi rischi potenziali, solo andando a risiedere fuori dalla zona rossa dei Campi Flegrei. Con questi presupposti, francamente le politiche di resilienza gridate a vessillo di autodeterminazione del popolo puteolano, sono di difficile comprensione, diremmo di non senso, perché dei fenomeni che stiamo discutendo non v'è alcun indice di durata conosciuto. Quindi non si tratta di resistere qualche anno, bensì per chissà quante generazioni. D’altro canto sono gli stessi esperti che, discutendo del bradisismo, lo definiscono un fenomeno ultra millenario… Allora quella sulla resilienza è una propaganda non innocua, perché questo pourparler potrebbe non fare gli interessi delle popolazioni esposte, ma neanche di quelle future, visto che erediteranno manufatti e bel panorama, ma con tanto di rischio annesso.

C'è poi l'idea avanzata dall’intergruppo Sviluppo Sud, Aree Fragili e Isole Minori, di utilizzare il patrimonio edilizio dell'entroterra campano che, per una serie di motivi è stato abbandonato, e che secondo le loro valutazioni può essere utilmente riutilizzato dai cittadini che all'occorrenza devono evacuare i territori vulcanici napoletani. Occorre dire nel merito, che se certi territori si sono spopolati sicuramente la motivazione dovrebbe essere ricercata nella mancanza di servizi, di lavoro e di moderni ed efficaci sistemi di collegamento ferroviario e viario senza contare la denatalità incalzante. E poi queste dimore come verrebbero assegnate e a che titolo agli evacuati: comodato d'uso? Vendita? Affitto? E chi dovrebbe provvedere intanto alla loro manutenzione e riqualificazione  antisismica straordinaria e periodica? Lo Stato non può assegnare strutture fatiscenti e vulnerabili sismicamente o peggio ancora soggette a frane e alluvioni a cittadini in fuga dall'eruzione. E in linea di principio non può neanche assegnare una abitazione a chi una casa già ce l'ha... Diverso sarebbe il discorso post eruzione, ma siamo sicuri che in questo caso buona parte dei cittadini allontanati pretenderebbero una dimora a ridosso delle grandi città campane, col fine di rinascere dalla catastrofe.

Da un punto di vista tecnico, la criticità attuale della caldera flegrea è racchiusa negli intervalli delle crisi bradisismiche che sono sempre più brevi mentre i sismi più intensi e l'insieme è accompagnato da incertezza interpretativa sul rischio vulcanico. In prima battuta bisogna fare i conti con i terremoti proprio in ragione della loro frequenza. Per assicurare protezione, è possibile stanziarsi in via provvisoria in tende, roulotte o container possibilmente non particolarmente in vista per motivi di privacy. L’utilizzo di strutture temporanee che dovrebbero sorgere secondo alcune logiche fuori dalla zona bradisismica, risolverebbe in una certa misura il problema dell’incolumità fisica, senza che si occupino strutture di pubblica utilità come le scuole. A proposito delle scuole, sarà sempre il capo d'istituto a decidere l'eventuale abbandono dell'edificio scolastico susseguentemente a una scossa di terremoto. La percezione del pericolo infatti, è in capo a chi sta sul posto e ha un ruolo decisionale.

La qualificazione sismica di tutti i fabbricati a partire da quelli pubblici e strategici ubicati all'interno della zona bradisismica, potrebbe essere l’unica strada percorribile nella direzione della prevenzione strutturale di difesa dai terremoti. Purtroppo neanche il più nervato dei fabbricati, pubblico o privato o strategico che sia, ancorché ricco di acciaio e cemento,  può fronteggiare la minaccia vulcanica, che racchiude in sé fenomeni altamente distruttivi e incompatibili con la vita umana.


Nella circonferenza rossa la zona a rischio vulcanico. In quella celeste si circoscrive 
la zona a rischio bradisismico, in quella lilla la zona bradisismica ristretta.

Volendo fare un discorso completo e magari impopolare, occorre dire che nel puteolano si potrebbe concretizzare un paradosso, un caso limite, cioè di edifici destinatari di risorse economiche importanti, e quindi abbattuti e ricostruiti o ristrutturati e riqualificati e resi antisismici che, per manifesto pericolo vulcanico, dovrebbero essere immediatamente abbandonati per dare corso all'evacuazione dalla zona rossa. 

E allora questa premessa chiama in causa le responsabilità politiche, perché la riqualificazione antisismica degli edifici se avverrà a spese dello Stato, sarà merito di tutti gli italiani chiamati a collaborare per la parte economica attraverso le tasse. Allora il buon amministratore della cosa pubblica, non può consentire di abbattere un fabbricato nella zona bradisismica ristretta destinataria di 3 livelli d’intervento d'emergenza, per poi ricostruire il manufatto nei dintorni e in ogni caso in zona rossa, cioè  quell’area che può essere flagellata dai flussi e dalle ondate piroclastiche…

Se dovesse manifestarsi un’eruzione esplosiva, il comprensorio che ne subirebbe le conseguenze sarebbe ben più ampio del solo bacino bradisismico, addirittura  potrebbe essere minacciata la stessa città di Napoli, quella storica, quella gialla, i cui contrafforti collinari di Posillipo potrebbero non essere sufficienti a proteggerla.

zona rossa e gialla Campi Flegrei


La possibilità che la prossima eruzione sia una fotocopia di quella che si manifestò nel 1538 con la nascita del Monte Nuovo, è una ipotesi in ogni caso non scevra da problematiche importanti, come quelle connesse all'applicazione del piano di evacuazione nella sua interezza, atteso che la zona è pesantemente urbanizzata. In tutti i casi, questa ipotesi sussurrata nei corridoi scientifici, non è una certezza asseverata da elementi probatori importanti, e quindi pur auspicandola nella peggiore delle ipotesi come male minore, non bisogna smettere di indicare l’intera caldera come settore a rischio. D’altra parte come più volte è stato detto, non si conosce neppure il punto eruttivo della futura eruzione, e neanche se la bocca sarà una sola.

Nel frattempo la politica dovrebbe perseguire il perseguibile, mettendo a punto i piani di emergenza e di evacuazione con profondo senso pratico tenendo in debito conto quelli che potrebbero essere i comportamenti delle persone a fronte di allarmi vulcanici, bradisismici, sismici, da eruzioni freatiche e da rilascio massivo di gas magmatici. Poi, un'evacuazione con l’eruzione alle spalle fu seccamente esclusa dal dipartimento della protezione civile. Purtuttavia una siffatta condizione è una probabilità remota ma non fantascientifica da valutare attentamente...

                                                                     di Vincenzo Savarese