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domenica 16 gennaio 2022

Rischio vulcanico ai campi Flegrei: IT-Alert... di Malko

 

Anfiteatro di Pozzuoli

L’apprensione a fronte della scossa sismica di magnitudo 2.3 Richter, avvenuta alle 20.37 del 06/01/2022 e altre successive di minore intensità verificatesi nei Campi Flegrei, ha lasciato apprensione tra la popolazione che ha avvertito distintamente alcuni di questi sussulti. Va da sé che in un’area ad alta pericolosità vulcanica dove vige l’allerta gialla (attenzione), i cittadini dopo ogni scossa percepita dai sensi, si chiedono se il pericolo dettato dal sottosuolo vulcanico abbia raggiunto una soglia tale da suggerire un allontanamento preventivo.

Il sindaco di Pozzuoli ha battuto un post dove sostanzialmente accenna al fatto che condivide ansie e preoccupazioni dei concittadini, precisando alcune cose: <<Il terremoto di ieri delle 20:37 rientra in una fase di ripresa di attività del bradisismo che sta in questo momento proseguendo il suo corso… Secondo l’Osservatorio Vesuviano la velocità con cui il Rione Terra e la zona del porto si stanno sollevando è mediamente di circa 12 centimetri all'anno, una velocità raddoppiata rispetto a quella che abbiamo avuto dal 2018 alla metà del 2020… Tra le carte che ho in mano per giocare questa difficile partita, non ho un asso nella manica che mi consenta di eliminare alla radice il problema…So che questo stato di cose potrà proseguire anche nei mesi e negli anni a venire e da questo devo realisticamente partire. Quello che quindi posso fare, e vi assicuro che lo sto facendo con la massima determinazione, è tutto il possibile affinché non siamo colti di sorpresa da qualsiasi tipo di situazione difficile… Non intendo in questo messaggio farvi l’elenco delle iniziative che, su mia richiesta e indicazione, si stanno portando avanti per essere vicini alle esigenze dei cittadini e per essere in grado di fronteggiare qualsiasi situazione ci si possa presentare davanti. Lo farò però a breve perché giustamente molti di voi desiderano essere informati in modo puntuale su questo>>.

La nota del primo cittadino è sicuramente una professione di intenzioni, anche perché nei Campi Flegrei è impossibile carpire elementi di certezza utili per azzardare un pronostico sull’evoluzione del rischio eruttivo che pure c’è.  Se il sindaco puteolano avesse promesso a breve un divieto a rilasciare licenze edilizie nel suo territorio ad altissimo rischio vulcanico, avrebbe dimostrato quel realismo da cui partire, tentando in prima battuta di porre freno a una situazione di pericolo crescente, per il duplice aumento del valore esposto e del pericolo eruttivo legato al bradisismo. Purtroppo neanche a mettersi col decimetro in mano si riesce a monitorare in chiave preventiva l’evoluzione del pericolo che cresce coi millimetri d'innalzamento, perché potrebbero essere cambiate le condizioni a cui richiamarsi per comparazione: una replica dei fenomeni di unrest degli anni ’80 con uguale epilogo benevolo non è garantita.

Quale sia l’origine della misurata ma non rara sismicità che si osserva nella caldera flegrea, rimane a tutt’oggi oggetto di studio e di interpretazione scientifica. Tra le tesi più accreditate c’è quella dell’acqua che circola e si surriscalda facilmente in un sottosuolo naturalmente fratturato (caldera) e interessato da intrusioni magmatiche.

Questi corpi intrusivi riscaldano gli acquiferi innescando quella forza motrice capace di far circolare l’acqua mista a vapore nei primi chilometri crostali interessati da rigonfiamenti dei suoli e da fenomeni di chimismo. Gli scienziati propendono nell’ascesa del magma come la causa principale del bradisismo, di contro altri ritengono il meccanismo legato prevalentemente all’acqua calda e al vapore surriscaldato. In entrambi i casi pare abbastanza assodato la presenza di un corpo caldo a pochi chilometri di profondità che produce conduzione e convezione nelle masse solide e liquide promiscue. Più aumenta il bradisismo, più dovrebbero accentuarsi i fenomeni sismici. In queste condizioni si può giungere pure a un’esplosione freatica imponderabile dal punto di vista delle conseguenze sugli equilibri interni.

Quello che non si spiega bene in questo meccanismo d’innalzamento del terreno, è la fase bradisismica discendente che si sposa male con il fenomeno fisico del corpo intrusivo. Quindi un ruolo importante dovrebbero giocarlo i fluidi. Ovviamente gli scenari potrebbero cambiare se arrivasse nuovo magma dagli accumuli più profondi: l’osservatorio vesuviano però, assumendosi una grande responsabilità, in un pubblico dibattito ha lasciato intendere di avere la tecnologia giusta per cogliere gli eventuali movimenti del magma verso la superficie.

Se la situazione geologica ai Campi Flegrei e al Vesuvio è da una, nessuna o centomila interpretazioni, va da sé che le rassicurazioni filo governative su questo memorabile rischio, possono avvalersi esclusivamente della rete di sorveglianza con operatore che valuta i valori geofisici e geochimici che arrivano in continuo dalla rete di monitoraggio. Gli strumenti esprimono parametri numerici precisissimi: una vera fotografia del momento secondo dopo secondo, ma senza un acino nè di previsione e neanche di tendenza. Le misure quindi si offrono all'interpretazione che va nella sola direzione della probabilità eruttiva.

La probabilità però, è un fattore da maneggiare con estrema cautela, perché per sua natura non offre soluzioni deterministiche anche se sugli scenari eruttivi il metro di misura utilizzato è stata proprio statistico: valga per tutti il caso del Vesuvio, dove l’eruzione pliniana non è stata contemplata nel calcolo delle probabilità di accadimento, e quindi questa tipologia eruttiva è stata totalmente esclusa dai piani di emergenza.

Certi limiti li conoscono bene i decisori tecnici, e scientifici e governativi chiamati a consulto, tant’è che nella recente circolare a cura della presidenza del consiglio dei ministri, viene ribadito che: nella diramazione di allarmi rivolti alla popolazione, bisogna tener ben presente i limiti delle attività di valutazione e decisionali. In particolare, è opportuno dare conto dei limiti scientifici delle previsioni probabilistiche; della latenza, incertezza e/o indisponibilità dei dati, delle misure e delle informazioni; del possibile malfunzionamento e/o disfunzionalità degli apparati e delle reti; del margine di errore derivante dall’imprescindibile discrezionalità delle attività di valutazione e decisionali.

In altre parole bisogna tenere in debito conto gli errori probabilistici e gli errori di valutazione della situazione da parte dei decisori nei momenti clou, in cui devono diramare allerte  nel nostro caso vulcaniche, per attivare e sollecitare l’autoprotezione dei cittadini. Per i Campi Flegrei, il sistema di allerta è basato sui colori e le fasi di autoprotezione sono racchiuse nella fase operativa di preallarme e allarme. Gli errori probabilistici e valutativi possono incidere sui tempi di attesa eruzione, il cui margine superiore e inferiore è rappresentato dal falso allarme e dal mancato allarme.

Livelli di allerta vulcanica

D’altra parte è bene che si acquisisca con contezza il concetto di autoprotezione: all’occorrenza non c’è un’entità esterna alla zona rossa che viene a soccorrere i cittadini magari con ambulanze ed elicotteri. La popolazione è parte attiva nel sistema di protezione civile, e alla medesima è demandato il compito di comportarsi in emergenza secondo le modalità stabilite dal piano di evacuazione, senza improvvisazione e senza lacune conoscitive. Chiunque in caso di emergenza riterrà di sottrarsi alle regole di autoprotezione stabilite dalle autorità competenti (Stato, Regione e Comune), rappresenterà una minaccia per tutta la comunità. Anche se siamo molto critici sulla funzionalità del piano di evacuazione redatto per i Campi Flegrei, finché non ci sarà una revisione occorre rispettarne tutti i contenuti: nei manuali si dice spesso che la cosa peggiore non è non avere un piano di emergenza, bensì averne due. 

Nel discorso complessivo legato alla sicurezza, il dato più sconfortante è quello che non ci sono in cantiere progetti e politiche di prevenzione della catastrofe vulcanica. Il decentramento abitativo dalle aree ardenti, e il miglioramento delle vie di comunicazione, rimangono lo strumento principale per mitigare il rischio vulcanico: argomenti che non sembrano però ricadere nell’agenda politica delle cosiddette autorità competenti.

Come novità nel campo delle iniziative, c’è quello del sistema IT-Alert di allarme pubblico, che può diramare messaggi attraverso canali di comunicazione istantanei «cell broadcast», gestito in autonomia da ciascun operatore nazionale di telefonia mobile, con messaggi ricevibili dalla popolazione direttamente sui telefoni cellulari, smartphone, tablet. Ovviamente se entrerà in vigore tra qualche anno questo sistema che consentirà di allertare selettivamente la popolazione delle zone rosse, compresi i cittadini in transito, sarà il dipartimento della protezione civile a stabilire i contenuti e le condizioni per la diffusione del messaggio di allertamento. Ai livelli di allerta codificati nei piani di emergenza, corrisponde infatti una fase operativa sfociante all’occorrenza, nell'allontanamento volontario (preallarme),se non nell'allarme, dove ai cittadini che ancora permangono nella zona rossa e ai soccorritori, è fatto obbligo di abbandonare l'area senza indugi. 



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