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venerdì 2 settembre 2022

Vesuvio e Campi Flegrei: la scienza tappabuchi... di MalKo

A sinistra il Vesuvio e a destra il Monte Somma (orlo calderico)

 

Nella percezione collettiva la quiete vulcanica durerà in eterno. Questa affermazione che corrisponde a una sensazione iper ottimistica, consente ai residenti delle zone rosse di affrontare tutte quelle necessità che a volte diventano difficoltà e che caratterizzano il vivere quotidiano, senza subire l’angoscia di questo pericolo immanente che viene relegato in un angolo remoto della mente. Il rischio eruttivo purtuttavia rimane una minaccia seria ma per sua natura non decifrabile, databile e quantificabile, e quindi nulla vieta di credere che il problema potrebbe presentarsi magari a distanza di svariati secoli.

Nei territori del super vulcano dei Campi Flegrei, tra l’altro soggetti al fenomeno del bradisismo, ci sono persone che seguono con moderato interesse i bollettini che segnalano i millimetri di sollevamento dei suoli, agognando una inversione di tendenza che in verità mitigherebbe l’ansia da bradisismo, ma quasi niente toglierebbe alla indecifrabilità del rischio vulcanico che rimane integro. D’altra parte i sommovimenti sismici a bassa intensità che caratterizzano da tempo il flegreo, rimandano al fenomeno bradisismico che in tutti i casi deriva dalla natura vulcanica dei luoghi, con la presenza ad alcuni chilometri di profondità di magma responsabile di surriscaldare gli acquiferi che generano spinte e sussulti in genere localizzati. 

L’autorità scientifica sembra maggiormente propensa a porre interesse al fenomeno del bradisismo piuttosto che al rischio vulcanico. Il problema si ferma al vapore surriscaldato che gonfia i terreni, o questo stato critico dell’acqua non è altro che il sintomo di un corpo semi plastico e rovente che s’insinua lentamente dal profondo o che magari si è insinuato e staziona a pochi chilometri di profondità? Difficile una risposta netta… 

Perforazione ai Campi Flegrei 

A est invece, il Vesuvio troneggia sornione sul Golfo di Napoli, lasciando che i turisti raggiungano la vetta, da dove con meraviglia si gustano un panorama stupefacente che mal si coniuga con una scellerata urbanizzazione accalcata sull’area di base dello sterminator Vesevo. La morsa dei palazzi è asfissiante, e in mezzo a questi l’ardente vulcano sormonta il cemento presentandosi come una sorta di arido giardino metropolitano. I dibattiti degli arrampicatori rinvangano la straordinarietà degli inquietanti calchi umani in mostra nella cittadina pompeiana, così come la sommità del vulcano si presta ad offrire ampi spazi all’immaginazione. Il turista infatti, sovente guarda in aria e poi subito in basso, quasi a voler rivedere quei prodotti piroclastici che nel 79 d.C. ricaddero su Pompei, Ercolano e Stabia, stravolgendo e seppellendo quelle che erano prospere cittadine che oggi sono un eccezionale museo a cielo aperto. 

Il visitatore non può non provare un fremito offertogli dalla permanenza sul monte vulcanico più famoso del mondo. I film che narrano l’eruzione di due millenni fa, certamente contribuiscono al brivido adrenalinico, atteso che rinvangano la tragedia dei flussi piroclastici che nella scena finale travolgono eroi ed eroine. La prima riflessione degli ospiti è sempre la stessa: come si fa a vivere e progettare il futuro  qui sotto al Vesuvio… 

Il Vesuvio e i Campi Flegrei, oggigiorno vengono considerati dalla comunità scientifica e soprattutto dell’osservatorio vesuviano, distretti che non destano grandissimi allarmi anche se al flegreo da dieci anni c'è lo stato di attenzione. D’altra parte la famosa struttura di ricerca e sorveglianza dell’INGV, ebbe a paventare qualche anno fa la buona probabilità che la strumentazione dell’ente possa cogliere eventuali movimenti ascendenti del magma in netto anticipo sugli eventi eruttivi. Per completezza d’informazione bisogna aggiungere che nella pagina web del dipartimento vulcani (INGV), struttura di ricerca nazionale, si precisa che la stima della pericolosità di un vulcano non è mai una valutazione esatta né una previsione deterministica del comportamento futuro: i vulcani sono sistemi complessi la cui struttura profonda è poco conosciuta perché, di fatto, inaccessibile. 

A sinistra zona rossa Campi Flegrei, a destra zona rossa Vesuvio



La logica porterebbe a pensare che chi dice di avere il magma sotto controllo parte dal principio che la sostanza astenosferica, prima di spingersi e aspergersi in superficie, debba risalire per ristagnare a bassa profondità (3-4 km.), per poi accumularsi, e indi per effetto di stimoli pressori, prima o poi dirompere all’aria aperta. Temiamo che non sia sempre così e in ogni caso non ci sono conferme della tappa obbligatoria del magma al terzo piano chilometrico. In tutti i casi e di fatto, il rischio pliniana è stato obliato al punto che il piano di evacuazione è stato tarato per una sub pliniana (VEI4), perché l’osservatorio vesuviano ha rassicurato che non c’è magma a sufficienza nella camera magmatica superficiale per un'eruzione VEI5. Se l'eruzione che verrà fosse veramente e come dicono non eccedente i valori di esplosività VEI4, I maggiori danni si riscontrerebbero nel raggio di circa 7 km. dal centro eruttivo (linea nera Gurioli) con i flussi piroclastici che lambirebbero appena la metropoli partenopea. Pensiamo che queste logiche che riguardano le camere magmatiche potrebbero essere alla base delle argomentazioni prospettate sempre dalla dott.ssa Bianco, quando profferì in seno a una tavola rotonda organizzata alcuni anni fa presso la sede della protezione civile campana, che lo scenario eruttivo VEI 4 non cambierà con il passare dei secoli ma solo con nuove valutazioni scientifiche. 


Vesuvio - linea nera Gurioli: zona a rischio invasione flussi piroclastici
                         
Quello che non viene ben valutato dall’osservatorio vesuviano, è il fatto tutt’altro trascurabile che una affermazione di questo tipo consente alla politica, quella con la pi minuscola, di permettere che in zona rossa vengano realizzati ulteriori insediamenti residenziali: ai Campi Flegrei manca il vincolo di inedificabilità abitativa. Il Prof. Cioni nel 2008 in uno studio asseriva che le eruzioni al Vesuvio possono attingere magma tanto dal serbatoio superficiale quanto da quello più profondo. Questo interessante studio è stato superato? 

In tutti i casi eventuali notizie allarmanti provenienti dai tre distretti vulcanici campani, localizzati tutti nella provincia di Napoli, verrebbero trattati in prima battuta in segretezza e per il seguito dal dipartimento della protezione civile. Le valutazioni predittive dell’osservatorio vesuviano, occorre precisarlo, sono tutte basate su elementi statistici che assegnano ai due vulcani napoletani, in caso di ripresa dell’attività eruttiva, dirompenze non eccedenti le energie di una sub pliniana (VEI4) e probabilmente con attestazioni energetiche da ultra stromboliana (VEI3). L'attuale direttore dell'osservatorio vesuviano, il dott. Mauro Antonio Di Vito, illustre lucano che avemmo modo di conoscere nell'ambito di un corso a Portici, dovrebbe garantire diversamente dal passato, una informazione meno soporifera, magari dicendo chiaramente se le disquisizioni sulle camere magmatiche hanno un senso, e ancora se è vero che lo scorrere del tempo sia ininfluente sulla pericolosità vulcanica, e se l'adozione di scenari eruttivi sub pliniani nei piani d'emergenza siano nell'attualità in linea con il diritto alla sicurezza dei cittadini.

                                                                                            



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